Boom di divorzi in Giappone: una legge a favore delle donne.

3 Aprile 2007

TOKYO: Sono discorsi da caffè e da passeggiata al parco quelli che occupano in questi primi caldi primaverili i pomeriggi delle signore giapponesi. Si attende con un particolare interesse la conferma dell’approvazione del disegno di legge, sospeso da quasi tre anni, che permetterebbe alla donna giapponese, in seguito al libero divorzio, di accedere alla metà della pensione del proprio coniuge.

Una conquista non da poco per le donne di circa due generazioni, costrette dal sistema culturale ma anche e soprattutto lavorativo, ad abbandonare la propria carriera o indipendenza economica ottenuta dal proprio lavoro, in seguito alla nascita di un figlio. Questo dato comporta la totale dipendenza economica del nucleo famigliare dal marito e l’impossibilità per la donna di costruirsi un tetto di pensione valido o un risparmio economico consistente per la propria indipendenza. E’ facilissimo difatti , passeggiando qui fra i mille centri commerciali della capitale giapponese, trovare accanto agli studenti universitari impegnati nel baito (una sorta di lavoro part time in grado di permettere loro di mantenersi agli studi) uno stuolo infinito di signore di mezza età fra i 45 e i 55 anni, lavorare come promoters di ogni tipo. Un part time che non realizza nessun riconoscimento qualitativo del livello di studio o di carriera giovanile conseguiti, ma che favorisce una piccola sicurezza economica autonoma, così come una piccola via di fuga dal grigiore domestico. "Sono laureata e da giovane iniziai a lavorare in un laboratorio d’analisi farmaceutica" mi racconta Naomi Kobayashi, ferma in piedi senza pausa da oltre 4 ore davanti ad una kusuriya (farmacia) nel Broadway Center di Nakano a Tokyo. "Poi all’età di 28 anni mi sposai e subito dopo il primo figlio smisi di lavorare. Ora dato che lui studia all’università posso tornare alle mie occupazioni ma non diventerò di certo una ricercatrice, ora al massimo posso vendere cosmetici" continua Naomi sorridendomi e ringraziandomi fra mille inchini per l’interessamento dimostrato alla sua attività. Probabilmente il matrimonio di Naomi è perfetto e senza macchia, ma sono moltissime le donne che vorrebbero divorziare ma che non possono farlo per un futuro incerto di stabilità economica.

Ma del resto la notizia dell’approvazione della legge che garantirebbe questa sicurezza è più che vociferata e preannuncia il ritorno sulla scena di un importante problema sociale: il ruolo della donna in Giappone correlato alla partecipazione fra i partners alla serenità di coppia. E’ una questione delicata e molto sentita dalla componente femminile sia essa giovanissima o matura. Mi capita spesso d’ essere invaso da domande inerenti alla coppia in Italia e sono moltissime le ragazze che, avendo studiato in Europa o avendo vissuto nel nostro Paese, tornano in patria con una visione fortificata del proprio ruolo e delle proprie ambizioni o il più delle volte rassegnata, soprattutto per chi, vivendo fuori città, non la ha possibilità culturale ed economica di affermarsi in un una grande realtà come Tokyo. Qui le donne italiane, e in generale la donna occidentale, per un giapponese maschio di media cultura è vista come bellissima sì, ma irraggiungibile nel suo essere tsuyosugiru (troppo forte). Considerazione questa che fa intuire quanto l’uomo giapponese medio tema sotto certi aspetti una visione totalmente paritaria di coppia, almeno per quanto concerne l’accesso alla possibilità lavorative e di ordine sociale.

Previsioni alla mano, insieme allo sbocciare dei ciliegi, in aprile potrebbe verificarsi uno straordinario aumento delle richieste di divorzio, quasi ed esclusivamente da parte di giovani donne. Basti pensare che fino ad oggi oltre il 75% dei divorzi è stato voluto dalle donne e che il trend è andato aumentando fino al 2002 con un impennata nel numero di domande stimate a 290.000. Fra il 2002 e il 2006 si è registrata una diminuzione dovuta probabilmente all’attesa dell’approvazione del disegno di legge sul diritto di beneficio nella pensione dell’ex coniuge. Uno scossone alle rottura dei matrimoni potrebbe essere dato, poi, dal pensionamento dei cosiddetti baby boomers, protagonisti dell’ascesa economica giapponese dalla fine degli anni ’70 e che vedono ora la possibilità di andare in pensione. Un ritorno improvviso, forte e pesante per moltissime donne fra le 42.000 coppie di baby boomers che, proprio nei prossimi anni, vedranno un riavvicinamento del proprio coniuge rimasto "assente" dalla vita di coppia per oltre 30 anni di matrimonio. E’ risaputo difatti che la dinamica lavorativa di uno shain, ovvero di un impiegato regolare per una qualsiasi società giapponese, spende in media 12 ore al giorno fuori casa di cui una decina passate sul lavoro e le rimanenti trascorse al bar con gli amici e i colleghi a bere fino a tardi. In una situazione simile la donna ha vissuto sia la propria frustrazione sentimentale, ma nello stesso tempo ha realizzato la propria via di fuga e la propri libertà di interessi. Basti pensare che in Giappone esistono centinaia di tipologie di club, corsi, scuole rivolte principalmente a donne di mezza età che vogliano in questa solitudine matrimoniale rivolgere il proprio entusiasmo ad hobby di qualsiasi tipo: ecco allora impazzare per il flamenco, invadere corsi di ricamo, pittura, cucina italiana, yoga e qualsivoglia genere di specialità. Come vivrebbero queste donne il ritorno in casa di colui che magari ha passato tutti gli anni del matrimonio ad uscire ed entrare di casa solo per andare al lavoro?

Una domanda, questa, che fortunatamente preoccupa anche l’uomo giapponese, che vedrebbe nell’approvazione della legge, uno scemare di quella che da sempre è stata la garanzia di stabilità famigliare. Ecco allora nascere a Tokyo la National Chauvinistic Husbands Association, con lo scopo di abituare il marito giapponese ad un’armoniosa vita coniugale. La ricerca condotta da un inviato della bbc a Tokyo non conferma che quanto da me sperimentato nella mia quotidianità giapponese dialogando con giovani coppie di amici e conoscenti. "Sono uno shain ma voglio al più presto smettere" –mi racconta Soichiro 27enne, seduti al Segafredo Caffè di Shibuya . "Non ho mai tempo per nulla e rischio di compromettere seriamente la mia vita sociale in fatto di amicizie, culturale in fatto di passioni e sentimentale in fatto di coppia". Un pensiero semplice ma che coincide con quello più complesso di Shuichi Amano, presidente dell’associazione che ormai solo a Tokyo conta oltre 1200 aderenti."Dobbiamo capire che non si crea ordine nella coppia comandanto, ma dialogando". Una riflessione azzeccata per una problematica che probabilmente già nei prossimi mesi darà segno d’esistere

Paolo Cacciato