Le borsa in Cina: rassicurazioni dopo la stamp tax

7 Giugno 2007

PECHINO — La giornata di contrattazioni di ieri a Shanghai è quella che solitamente si definisce piatta. Lo Shanghai Composite Index ha chiuso a 3.776,32, in crescita di appena 9,22 punti o dello 0,24%. Meglio ha fatto la borsa di Shenzhen, che con una crescita di 320,47 punti, pari al 2,67%, ha portato l’indice a 12.338,18. Ma quella di ieri è stata una seduta atipica rispetto alle frenetiche e volatili giornate di scambi che si sono susseguite dopo la scelta del Governo cinese di triplicare l’imposta sulle transazioni borsistiche.

I mercati, nell’incertezza che il Governo cinese potesse attuare ulteriori manovre di natura macroeconomica volte a controllare la crescita sfrenata degli indici, hanno proseguito il rintracciamento iniziato lo scorso mercoledì archiviando l’ultima seduta della settimana appena trascorsa con entrambi gli indici in calo. Lo Shanghai Composite Index a quota 4.000,74 punti, in flessione del 2.65%, e lo Shenzhen Component Index a quota 12.342, 69, in flessione del 3,95%.

Fra i pochi titoli in controtendenza vale la pena citare Sinopec (energetico), capace di mettere a segno il terzo rialzo consecutivo dopo la manovra fiscale, con un aumento del 2,15% a quota 15,17 yuan, China Life (assicurativo) in leggera crescita dello 0,22% e China Merchants Bank che ha superato quota 22 yuan per azione, in crescita dell’1,61%.

L’esordio della nuova settimana borsistica ha riservato un ulteriore dispiacere agli investitori cinesi. Entrambi gli indici hanno infatti segnato il più elevato calo di sempre in una singola seduta. Lo Shanghai Composite Index ha sfondato con decisione il sostegno psicologico dei 4.000 punti chiudendo a quota 3.670,4 in calo dell’8,26% mentre l’indice della borsa di Shenzhen ha terminato la discesa a quota 11.468,46, ovvero meno 7,76%. Guardando ai volumi dobbiamo segnalare un rallentamento su entrambi i mercati, quello principale di Shanghai ha visto scambi per un controvalore di 145,98 miliardi di yuan mentre quello di Shenzhen di 74,36 miliardi di yuan.

Per quanto riguarda i singoli titoli solo 25 su i 1.400 complessivamente quotati nei due mercati hanno chiuso le contrattazioni con un segno positivo e ben 800 hanno invece superato il limite massimo di oscillazione negativa del 10%. Neppure le blue-chips cinesi del settore energetico come Sinopec (in calo di oltre il 10% a quota 13,65 yuan) o bancario come Industrial and Commercial Bank of China (meno 8,10% a 4,99 yuan) e Bank of China (in calo del 9,25%, a 5,1 yuan) sono riuscite a limitare le perdite.

Il lunedì nero cinese è stato in parte alimentato da nuovi rumors relativi all’intenzione del Governo cinese di introdurre una nuova tassazione, questa volta sul capital gain nonché da un atteggiamento generale di panic selling e di speculazione al ribasso.

Quando martedì mattina alle 11:10 l’indice di Shanghai ha toccato quota 3.404,15 punti, in calo del del 6%, e replicato dallo Shenzhen Component Index, le due piazze borsistiche cinesi segnavano, dall’introduzione della nuova stamp tax, una diminuzione in termini di capitalizzazione pari al 23%.

Ma le borse cinesi, che nel corso delle ultime sedute si sono contraddistinte per un elevato indice di volatilità, hanno colto una serie di rassicurazioni circa la positività del trend principale del mercato per invertire l’andamento della seduta. Infatti quando la Banca Centrale ed il National Social Security Fund hanno confermato un outlook positivo per il mercato borsistico cinese le contrattazioni hanno ripreso vigore e con scambi in crescita rispetto alle sedute precedenti hanno fatto balzare a 3.767,1 e 12.017,71 lo Shanghai Composite Index e lo Shenzhen Component Index, rispettivamente in crescita del 2,63% e del 4,97%.

Infine la giornata di ieri, che oltre all’andamento già ricordato, si è caratterizzata per il susseguirsi di voci vicine al Governo volte a mantenere elevato il livello di fiducia degli investitori nel mercato azionario della quarta economia al mondo, intervallate a manovre mirate ad iniettare capitale nel mercato attraverso il rilascio di autorizzazioni a nuovi fondi d’investimento.

Omar Maseroli

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