Borsa cinese: “I broker stranieri devono attendere”

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13 Novembre 2006

PECHINO: La Commissione di Regolamentazione della Borsa Cinese — CSRC, responsabile della supervisione e regolamentazione dei mercati azionari – ha esteso fino al prossimo agosto il divieto per le società straniere di investire nel brokeraggio azionario. Lo ha annunciato ieri la National Development and Reform Commission, spiegando che gli investitori stranieri potranno entrare nel mercato solo una volta che "le riforme statali nel settore non saranno state completate". L’attesa riforma è così rimandata al prossimo agosto, riferisce il South China Morning Post, dopo l’efficace "ripulita" — fra eliminazioni e fusioni – che lo Stato avrà effettuato sulle 108 società di brokeraggio autorizzate operanti nel paese, molte delle quali navigano in acque difficili sotto il profilo della solidità finanziaria.

Una notizia poco gradita alle banche mondiali, che aspettano con impazienza di insediarsi nel settore, soprattutto considerato che la Cina dovrebbe diventare il migliore performer nel 2007 sia sui mercati primari che secondari. Nella seconda metà del 2005, la capitalizzazione di mercato delle borse di Shanghai e Shenzhen è più che raddoppiata, dopo un periodo di depressione durato otto anni.

Wall Street stalwart Goldman Sachs si è già assicurata una porzione di mercato, costituendo nel 2005 a Pechino con un partner locale la joint-venture Goldman Sachs Gao Hua Securities, attraverso la quale controlla il commercio delle azioni classe A e presta servizi di corporate finance. La joint venture ha vinto il suo primo mandato lo scorso mese, quando è stata scelta dalla Bank of Communications per un’offerta pubblica iniziale da 20 miliardi di yuan — quasi 2 miliardi di euro — che prevede il collocamento di azioni classe A il prossimo anno alla Borsa di Shanghai. Nel frattempo, Swiss bank UBS è in attesa dell’approvazione finale per un accordo con la Beijing Securities prima delle fine del 2006, mentre Morgan Stanley possiede una quota del 34% – ma non il controllo operativo – nella China International Capital, prima banca d’investimenti in Cina.

Ma la CSRC ha chiarito che queste operazioni sono state effettuate quando il mercato tendeva al ribasso e non possono essere pertanto considerate un valido "precedente". Con queste parole Pechino ha scelto di attendere, per evitare il rischio di svendere a prezzi troppo economici i propri preziosi assets agli investitori stranieri.

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