Borsa indiana, il venerdì nero di Mumbai

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1 Agosto 2007

A Mumbai si era persa l’abitudine a commentare giornate così negative. Di sicuro, il venerdì 27 luglio del 2007 verrà ricordato a lungo come una delle sedute più nere per le borse indiane, con un crash condizionato da una debolezza generale dei mercati azionari asiatici e dalla spinta dovuta alle ingenti vendite di alcuni titoli industriali. Il tutto, condito con un bel po’ di congiuntura sfavorevole, ha fatto vivere momenti di puro terrore agli operatori di Mumbai.

Il Sensex riesce infatti a perdere in poche ore il 3,43%, con 27 titoli su 30 in zona negativa, chiudendo la giornata in calo di 541,74 punti a quota 15.234,57 e risvegliando gli azionisti nazionali e internazionali da un bel sogno che durava da alcune settimane. Tuttavia la maggioranza degli analisti non si spaventa: dopo che il "toro" ha soggiornato per una lunga serie di sessioni di borsa a Mumbai, era quasi sintomatico che ci fosse una correzione che — sottolineano i media nazionali — avviene comunque in un "contesto di sviluppo". Il calo non è quindi considerato in modo totalmente negativo, o per lo meno il nuovo "orso" di fine luglio non ha generato un panico esagerato.

Come già anticipato, le cause del crollo del venerdì sono molteplici: il trend del mercato continentale, alcune ingenti movimentazioni di vendita e le predizioni future in termini di inflazione, che si attende in deciso rialzo già a partire dal prossimo mese. All’interno del Sensex a salvarsi da un massacro generale sono solamente in tre, che citiamo per onore: ITC riesce a guadagnare addirittura il 3,12%, mentre più cauto è stato il margine ottenuto da Ranbaxy Laboratories (+ 0,40%) e Ambula Cement (+ 0,28%). La lista dei titoli in perdita era invece notevolmente più lunga: a guidare gli stocks in rosso è stato Tata Steel, in calo di oltre sette punti percentuali; male, anzi malissimo, Reliance Communications (- 5,65%) e Bharat Heavy Electricals (- 5,40%).

Per comprendere meglio la portata storica del crollo di venerdì, basti sapere che nei 21 anni di storia dell’indice questo è il quarto crollo più pesante in termini assoluti. Si potrebbe obiettare che, in termini percentuali, il calo di qualche giorno fa è solo il 64° della propria personale biografia: tuttavia ci permettiamo di puntare ancora una volta l’attenzione sul valore assoluto della perdita di venerdì; non è possibile confrontare un 3% di perdita oggi con un 3% di perdita avvenuto dieci anni fa, quando l’indice viaggiava su livelli notevolmente inferiori.

Commentata la giornata di venerdì, rimane poco da dire sulle altre sedute. Prima del crollo il Sensex aveva avuto due sedute contrastanti: mercoledì un calo di 95 punti dopo cinque giorni in utile, giovedì un guadagno di 112 punti ottenuti già nei primi minuti di trading; poi un andamento stabile e incerto, quasi a presagire quello che sarebbe avvenuto il giorno successivo.

Dopo il crollo del 27 la Borsa di Mumbai ha saputo comunque riprendersi prontamente, approfittando del weekend utile per far sbollire gli animi e gli interrogativi. Già lunedì l’indice riguadagnava 26 punti in una seduta all’insegna della volatilità. Ieri, infine, un guadagno di 190 punti, ottenuto in concomitanza alla pubblicazione della nuova politica monetaria trimestrale della Reserve Bank of India. Il guadagno dell’ultimo giorno del mese permette una risalita a quota 15.450,86, più o meno il valore dell’indice a metà mattina (subito dopo la pubblicazione delle notizie dalla RBI).

In tutto questo turbinio di sentimenti, a stare particolarmente attente sono soprattutto le banche, in attesa che la Reserve Bank of India faccia un passo deciso verso la modifica o meno dei tassi di interesse (a quanto pare potrebbe non ritoccare, nel brevissimo tempo, i tassi).

Roberto Rais