Brand di lusso, piccoli passi in India

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16 Giugno 2006

MUMBAI: Affiancato da un negozio svizzero di Swarovski e dal ristorante Ruby Tuesday , la prima boutique indiana di Versace ha aperto da poco in un centro commerciale di Mumbai.

Il brand di lusso italiano, che progetta di espandersi velocemente in Asia, è stato l’ultimo ad entrare in India, seguendo le orme di altri grandi nomi, quali Hugo Boss, Burberry, Cartier, Chanel, LouisVuitton e Tommy Hilfiger.

Il numero dei brand di lusso è cresciuto improvvisamente, da quando le catene straniere sono state autorizzate a gennaio ad assorbire il 51% presso joint venture indiane.

Altre sono ancora in attesa del grande lancio, incluso Gucci e Giorgio Armani, che aprirà 4 negozi a Mumbai e Nuova Deli entro i prossimi 18 mesi.

"L’India è veramente l’ultima frontiera", dichiara Darshan Mehta, presidente di Arvind Brands, un’unità della catena di abbigliamento Arvind Mills Ltd., che vanta dei propri brand, quali Nautica e Tommy Hilfiger.

Il costo di una borsa firmata Versace in India parte dalle 18,500 rupie (402 dollari), oltre la metà del guadagno por capite annuale, circa 31,000 rupie.

Tuttavia, il mercato dei beni e servizi di lusso in India, già stimato attorno ai 15-20 miliardi di rupie (326-435milioni di dollari), prevede una crescita del 15-20% nei prossimi 5 anni, grazie al boom economico e all’aumento di classi abbienti.

La maggior parte dei brand sono comunque restii a divulgare i loro progetti di investimento.

LVMH ha cercato recentemente l’approvazione del Governo per l’investimento di 13 milioni presso le sue unità Louis Vuitton, Malletier e Fendi e per l’acquisto del 51% dei suoi distributori locali.

Gli analisti stimano che ci saranno 6 milioni di famiglie ricche entro il 2006/07, segnando un vero e proprio raddoppio rispetto a 5 anni fa, mentre le famiglie che ora già guadagnano fino a 22mila dollari l’anno potrebbero arrivare a toccare i 91 milioni entro la fine di quest’anno,

E’ un grande passo avanti per l’India, da quando il lusso era riserva esclusiva di maharaja e ricchi imprenditori.

Oltre la metà della popolazione ultra miliardaria oggi è al di sotto dei 25 anni, e i giovani indiani benestanti sono sempre più ansiosi di entrare in possesso di tutto ciò che fa tendenza, che siano cellulari o vestiti di marca.

"Negli anni scorsi, i salari sono cresciuti incredibilmente, e l’alta borghesia indiana può ora permettersi i prodotti di lusso", dichiara Shantanu Mukerji, manager del brand Christian Dior.

"C’è anche una buona disponibilità di credito, e la filosofia del "vivere oggi" sta prendendo sempre più terreno in India", aggiunge Shantanu.

LVMH possiede una boutique Dior a Nuova Deli, e progetta il lancio di molti altri brand.

I retailer di lusso sono attratti dall’India anche perché non hanno grossi problemi con la contraffazione qui, rispetto al caso Cina.

Gli analisti prevedono inoltre degli allentamenti delle restrizioni negli investimenti stranieri, nel settore del retail, nei prossimi due anni.

Ma non è tutto oro ciò che luccica. Infatti, lo spazio per il retail nel subcontinente è ancora scarso e costoso, e i brand sono spesso costretti a ‘rintanarsi’ negli hotel di lusso in assenza di grandi centri commerciali. Inoltre, gli eccessivi dazi d’importazione spingono i prezzi dei prodotti oltre quelli registrati a Dubai o Singapore.

I brand di lusso prevedono che almeno all’inizio la loro clientela sarà costituita soprattutto da uomini di affari e star di Bollywood, molte delle quali sono già state coinvolte per la promozione di brand, localmente e internazionalmente, come nel caso di Aishwarya Rai, una delle donne più belle al mondo, che posa per Longines e L’Oreal Paris, e che lo scorso mese ha piantato in asso gli stilisti indiani per Armani e Roberto Cavalli.

Ma serve molto più di un "bel volto" per convincere gli indiani.

ylenia Rosati