Bullismo e suicidi

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19 Febbraio 2007

TOKYO: Singolarmente, il problema del bullismo ha raggiunto proporzioni allarmanti in Italia e in Giappone nello stesso anno. Secondo fonti del Keisatsu-cho, equivalente giapponese dell’FBI, il numero dei bulli denunciati alla polizia, nel solo 2006 è cresciuto del 41%. Un incremento tanto drammatico, non può che dipendere da un evento fortemente emotivo.

Lo scorso autunno, una notizia scosse il paese. Una bambina di 12 anni, chiamiamola Keiko, fu trovata in classe priva di vita. Keiko scrisse 7 lettere, indirizzate alla madre, ai compagni e agli insegnanti, e il loro contenuto non lasciava alcun dubbio. Si era suicidata a causa dei soprusi subiti a scuola. Il preside e le autorità scolastiche respinsero ogni addebito e rifiutarono la tesi del bullismo, fino a quando i media, e una montagna di lettere di protesta di comuni cittadini, non li costrinsero a fare marcia indietro e riflettere sulle proprie responsabilità.

Il gesto, amplificato dalla continua copertura televisiva, innescò un’ondata di suicidi a catena. Nel giro di due mesi, una decina di studenti si tolsero la vita, lasciando messaggi in internet o lettere che incolpavano la scuola e cattivi compagni. Il Ministero dell’Educazione, ricevette messaggi da parte di una quarantina ragazzini che minacciavano di fare altrettanto.

Da quest’anno però, la musica pare cambierà. Lo scorso 8 febbraio la prima coppia di genitori ha fatto causa al governo, incolpando gli insegnanti di non avere protetto la figlia, che nonostante ripetuti allarmi si tolse la vita nel 2005. Dal canto suo, il governo sta reagendo alla situazione in modo controverso. La sospensione, evento rarissimo, da questo febbraio è incoraggiata come deterrente nei confronti dei recidivi, e una commissione di esperti, guidata dal premio Nobel Ryoji Noyori, ha appena proposto di modificare una legge degli anni ’40 che aboliva le punizioni corporali per gli studenti indisciplinati.

Gli eroi dei famosi anime sono spesso studenti. Nell’immaginario collettivo degli italiani under 40, la scuola giapponese è teatro di avventure divertenti e amori adolescenziali. Spesso i deboli sono minacciati dal bulletto di turno, ma puntualmente il buono ristabilisce la giustizia. Nel mondo reale però, le ragazze vestite alla marinara e i ragazzi alla maniera dell’esercito prussiano, vivono in un ambiente scolastico molto rigido, dove le gerarchie sono sacre e ci si inchina di fronte a insegnanti e studenti più anziani. Su questo terreno pedagogico, i bulli fino ad ora hanno avuto vita facile.

Riccardo Cristiani