Bush fa pressione su Cina e Russia, mentre Pyongyang minaccia nuovi test

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7 Luglio 2006

PECHINO: Cina e Russia continuano ad opporsi all’imposizione delle sanzioni da parte delle Nazioni Unite sui test missilistici della Corea del Nord, mentre G.W.Bush fa appello agli altri Paesi per un fronte unito.

Esperti dei 15 Paesi membri del Consiglio di Sicurezza si sono riuniti ieri per due ore, senza però riuscire a risolvere lo stallo riguardo la bozza di risoluzione giapponese che promette sanzioni finanziarie contro la Corea del Nord.

Cina e Russia, aventi diritto di veto e considerate come gli unici Paesi in grado di influenzare lo stato coreano, restano ferme su una risoluzione contro la Corea ma senza misure punitive.

"La nostra posizione resta immutata", dichiara il delegato cinese alle Nazioni Unite, Li Junhua, dopo l’incontro e aggiunge "Abbiamo bisogno di segnali di flessibilità dai nostri colleghi giapponesi."

L’ambasciatore americano, John Bolton ha insistito sul fatto che il Consiglio alla fine passerà una risoluzione che condannerà questi test.

La Corea del Nord, da parte sua, ha messo in guardia contro delle eventuali azioni del Consiglio di Sicurezza.

"Se verranno imposte delle sanzioni, prenderemo delle contromisure", ha dichiarato Han Song-Ryol, l’ambasciatore nord-coreano alle Nazioni Unite, in un’intervista con un’emittente giapponese.

Bush nel frattempo ha messo in moto una ‘diplomazia telefonica’, chiamando il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Hu Jintao, dopo aver contattato il presidente sud-coreano Roh Moo-Hyun e il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi. La Casa Bianca ha comunque ammesso di non aver ancora raggiunto un fronte unito nella risposta ai test missilistici, incluso il lancio del Taepodong-2, che minaccia di colpire il territorio americano.

La Cina — vicino e principale alleato della Corea del Nord — è "seriamente preoccupata" di questa situazione, tuttavia propone una politica di "calma e controllo", riferisce il portavoce del ministero degli Esteri citando le parole di Hu Jintao, ricordando la sua " opposizione a qualsiasi azione che possa peggiorare la situazione."

Il ministro degli Esteri nord-coreano ha detto che Pyongyang "andrà avanti con i suoi test missilistici come parte della sua politica di auto-difesa", sottolineando che "qualora un qualsiasi Paese oserà reagire facendo pressione sulla Corea, non le resterà altra scelta se non agire di conseguenza."

A Washington, il funzionario del dipartimento di Stato, Nicholas Burns intanto continua a far pressione sulla Cina.

"Hanno molta influenza…e speriamo che decidano di usarla."

Secondo l’intelligence sud-coreana, la Corea del Nord avrebbe intenzione di effettuare il lancio di un secondo Taepoong-2, una volta risolti i problemi tecnici che hanno causato la caduta del primo nel Mar del Giappone.

Tuttavia, alcuni esperti temono che "questo fallimento possa far ‘perdere la faccia’ alle forze militari nord-coreane all’interno della comunità asiatica portando a degli ulteriori atti di provocazione".

Indipendentemente dalle ragioni del lancio, il fallimento del test ha sicuramente ridotto l’attrattiva del missile agli occhi di potenziali acquirenti quali Iran e Siria, sostengono gli analisti.

Secondo delle fonti giapponesi, 10 esperti iraniani stavano infatti visitando la Corea del Nord al momento dei test. Impoverita e isolata, la Corea del Nord commercerebbe missili e tecnologia missilistica in cambio di valuta e greggio dal Medio Oriente.

Ylenia Rosati