In calo il consumo del tè, tradizionale bevanda cinese

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24 Luglio 2006

SHANGHAI: La bevanda nazionale cinese è in pericolo.

Nella sola municipalità di Shanghai ci sono attualmente 47 Starbucks e sono in molti a chiedersi se dei caffè macchiati possano prima o poi finire per prendere il posto del tè in Cina.

Hangzhou è una di quelle città che deve gran parte della sua ricchezza, nonché fama storica, proprio al tè. I monaci buddhisti dei monasteri della regione utilizzavano il tè come aiuto alla meditazione; Marco Polo degustava tè nei caldi pomeriggi passati insieme all’imperatore parlando delle bellezze di Venezia.

Ora visitando Hangzhou si ha la sensazione che stia per tornare in auge parte della sua passata opulenza e con essa l’importante tradizione del tè.

Il tè locale – il Lungching — migliora di giorno in giorno, facendosi sempre più chiaro e profumato soprattutto dopo la prima tazza. Infatti, Yu Lu, nel suo manuale "Il Classico del Tè", scrive che la prima tazza è per sentire l’odore, e solo la seconda per gustare. Anche la lingua stessa del posto riflette questa sottigliezza; il tè ad Hangzhou "non si beve ma si mangia".

All’alba alcuni se ne stanno seduti all’ombra vicino al lago giocando a mahjong e degustando di tanto il tanto il loro tè, dove galleggiano le foglie di Lungching, mentre altri contemplano il lago dai bordi della loro tazza, aspettando che le lunghe e sottili foglioline si depositino sul fondo.

Il villaggio del tè di Meijia si trova solo a pochi chilometri da Hangzhou: è qui dove viveva il giovane Zhou En-lai. I campi da tè si susseguono l’uno dopo l’altro mentre lavoratori con i loro ampi cappelli raccolgono incessantemente le foglioline verdi.

Il tè qui è organico, visto che sono ancora pochi i contadini che usano pesticidi.

Il prezzo sul mercato per la prima raccolta di Lungching può arrivare a quasi 1.465 euro al chilo. D’altronde, per la nuova classe borghese cinese il tè può essere solo di alta qualità, e il Lungching è considerato tra i migliori. Venti chili di foglie producono un chilo di tè, e qui nei campi di Meijia le famiglie lavorano il tè esattamente come un tempo.

Tuttavia, nelle grandi città come Shanghai la cultura del tè sembra essere in pericolo, a causa dell’avanzata delle catene di caffè occidentale, quali Starbucks.

Ma Hangzhou non si arrende e continua a promuovere l’antica bevanda tradizionale cinese.

La Zhejiang University, di Hangzhou, è nota per i suoi corsi di tè . La professoressa Gong Shuying accetta 50 studenti ogni anno per dei master sul tè della durata di 4 anni.

"Ci sono — spiega Gong – circa 8mila varietà di tè in Cina e io posso identificarle quasi tutte, anche solo dall’aspetto a volte." Di fronte alla classe assaggia il tè con un cucchiaino, assaporando le foglioline passandole tra i denti e sulla lingua per poter cogliere tutti i sapori.

Il museo di Hangzhou cerca di preservare la tradizione raccontando con storie e immagini le virtù tradizionali di questa bevanda ‘miracolosa’ secondo il folklore cinese: rinfrescare, rilassare, disintossicare e persino curare i foruncoli.

Il tè era usato come una medicina molto prima di entrare a far parte della routine cinese: ‘gli imperatori non avevano bisogno di pillole, gli bastava bere 7 tazze di buon Lu Tong’.

E ancora oggi ad Hangzhou sentirete spesso dire: "Se hai un problema, risolvilo in una casa da tè".

Ma c’è chi si lamenta di come la pratica del tè sia stata influenzata dall’invenzione delle bustine, e dalle richieste consumistiche dei supermercati.

Una bustina impiega 14 secondi a sciogliersi in una tazza, mentre in una casa da tè per scegliere bisogna sfogliare un menu di almeno una dozzina di pagine.

Ylenia Rosati

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