Cambogia, si apre l’era degli investimenti stranieri

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22 Agosto 2007

PHNOM PENH: Non solo Cina. Anche i paesi più poveri del sud-est asiatico, ed in particolare l’Indocina, stanno oggi conoscendo una fase di crescita e di sviluppo che da alcuni mesi a questa parte ha iniziato ad attrarre investimenti sempre più cospicui da parte di gruppi imprenditoriali stranieri, nonostante il clima di incertezza che necessariamente accompagna le battute iniziali di un potenziale slancio economico.

Tra questi paesi figura la Cambogia, il paese che ancora oggi cerca di riprendersi dalle tremende ferite inferte dal regime di Pol Pot e dei Khmer Rossi, la nazione che trent’anni fa aveva abolito la moneta e che oggi ha fissato per il 2009 la data di avvio di un proprio mercato azionario ed obbligazionario. E’ certamente vero che la maggior parte della popolazione, specialmente coloro che abitano nelle vaste zone di campagna, vive al di sotto o ai limiti della soglia di povertà, ma non ci sono dubbi d’altra parte che i recenti afflussi di capitali dall’estero stanno iniziando a conferire al paese un aspetto diverso, più aperto e pronto a recepire le molteplici opportunità che lo sviluppo economico è in grado di recare.

Non è un caso, del resto, se negli ultimi tempi gli investimenti provenienti dai paesi stranieri, principalmente asiatici, siano incrementati in misura esponenziale: gli investimenti diretti dall’estero, guidati dalla Corea del Sud e dalla Cina, sono infatti passati dai 121 milioni di dollari del 2004 ai 475 milioni di dollari del 2006, secondo quanto riportato dai dati ufficiali forniti dal Fondo Monetario Internazionale. Negli ultimi tre anni il paese ha sostenuto una crescita media annua del prodotto interno lordo pari all’11,4%, mentre sembrano essere presenti tutte le premesse indispensabili per una duratura fase di stabilità macroeconomica. I livelli record di liquidità nei mercati globali, il boom economico della regione, unitamente alla percezione di un ritrovata stabilità politica del paese dopo tre decenni di sofferenze, rappresentano le ragioni principali di questo deciso incremento degli investimenti stranieri in Cambogia.

Lo scorso gennaio si è insediata nel paese la prima banca di investimenti, la coreana Tong Yang Investment, che a breve istituirà un fondo di investimento immobiliare del valore di circa 100 milioni di dollari, mentre sono in fase di start up numerosi altri fondi privati di investimento. Numerose aziende australiane hanno avviato nel paese ingenti progetti di esplorazione per la ricerca di oro, rame e bauxite, mentre colossi petroliferi statunitensi, guidati dalla Chevron, hanno installato diverse piattaforme per l’estrazione del greggio a ridosso delle coste cambogiane. Ma anche l’Europa, Francia in testa, sta sondando con estremo interesse le opportunità che il paese è in grado di offrire, con particolare riguardo ai settori delle infrastrutture, delle telecomunicazioni e del turismo.

Ovviamente le difficoltà da affrontare per gli investitori non sono trascurabili: la corruzione dilagante, le infrastrutture carenti, la mancanza di una manodopera qualificata costituiscono certamente ostacoli rilevanti a fronte di iniziative imprenditoriali serie, laddove tuttavia una nota positiva è rappresentata dalla cooperazione e dalla spiccata apertura economica che il governo cambogiano sta dimostrando negli ultimi tempi attraverso una serie di azioni di sostegno fiscale alle aziende straniere.

I rischi di un investimento in questo paese sono dunque certamente significativi, ma le opportunità di guadagno sono potenzialmente molto appetibili per quanti dimostreranno il coraggio di credere nello sviluppo della Cambogia nel medio e nel lungo periodo.

Fabio Grandin

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