Cina: 620 miliardi di yuan per espandere le linee ferroviarie urbane

16 Luglio 2007

PECHINO: La Cina ha deciso di investire 620 miliardi di yuan, circa 50 miliardi di euro, nella costruzione di nuove linee metropolitane e ferrovie urbane leggere.

A darne notizia è l’agenzia stampa nazionale Xinhua, riportando quanto affermato dal Ministro delle Costruzioni, che ha relazionato il flusso di investimenti alla necessità di far fronte al problema della viabilità cittadina.

Il traffico nelle grandi aree metropolitane cinesi è in rapido e costante aumento, e, oltre agli evidenti problemi logistici, pesa sulle autorità anche la recente presa di coscienza globale sul problema dell’inquinamento e del surriscaldamento terrestre.

I finanziamenti verranno dilatati nei prossimi dieci anni e mirano alla ristrutturazione delle linee urbane delle 15 maggiori città del Paese.

L’obbiettivo è di realizzare 1,700 chilometri di nuove ferrovie leggere a Pechino, Shanghai, Guangzhou, Chongqing, Shenzhen e altre capitali di provincia: uno sviluppo notevole a fronte degli attuali 600 chilometri, distribuiti sulle 22 linee presenti quasi esclusivamente nelle aree di Pechino, Shanghai e Guangzhou.

Per le società straniere impegnate nel settore si aprono così nuove interessanti possibilità.

In Italia alcune aziende si sono mosse da tempo.

L’Ansaldo Breda ha stretto legami con la China South Railway group, firmando l’anno scorso un accordo di trasferimento tecnologico relativo alla costruzione di carrelli per carrozze ferroviarie.

Per i trasporti urbani, oltre alla collaborazione con la cinese Tiema per la realizzazione di mille vetture destinate alla metropolitana di Chongqing, circola da tempo l’idea di esportare in Cina il Tram Sirio, che potrebbe presto diventare il tram di Nanchino.

Anche la Alstom Ferroviaria, dopo la buona esperienza di technology transfer in Corea, ha deciso di puntare sulla Cina, raggiungendo un accordo per un ordine di 60 treni.

Il piano prevede la costruzione in Italia, nello stabilimento di Savigliano, dei primi 3 treni completi e la produzione, sempre in Italia, dei componenti dei secondi 6 convogli (che verranno assemblati in Cina). I restanti 51 treni verranno realizzati direttamente negli stabilimenti della Changchun Railway Company, situata a Changchun, nel Nord-est della Cina.

Per Alstom un business da 620 milioni di euro e per i cinesi la possibilità di accedere alle tecnologie europee, con il trasferimento del know-how per i treni costruiti localmente.

Un guadagno reciproco: tra Cina e imprese straniere le opportunità che corrono lungo i binari di questo business viaggiano in entrambi i sensi di marcia.

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Nicola Ricciardi