Cina alle prese con gli affari illeciti della Corea del Nord

1 Agosto 2006

PECHINO: La comunità internazionale non è sicura su come dover considerare la posizione della Cina in questi giorni verso la Corea del Nord.

La relazione tra i due vicini è stata sottoposta a severi controlli dopo i rapporti sul congelamento da parte della Bank of China della azioni nord-coreane presso la sua filiale di Macao.

Tuttavia, gli analisti sostengono che la mossa potrebbe aver avuto già luogo mesi fa, ben prima dei test missilistici nord-coreani del 5 luglio. La mossa sarebbe stata motivata da preoccupazioni puramente commerciali riguardo la Bank of China – e la credibilità del suo settore finanziario – e non rappresenterebbe una nuova strategia politica di Pechino, dichiarano gli esperti.

Pechino da tempo cerca di appoggiare il suo vicino con donazioni alimentari ed aiuti energetici. Infatti, quando si tratta di portare avanti colloqui riguardo le ambizioni nucleari di Pyongyang, la Cina preferisce la tecnica delle "carote" a quella del "bastone".

La maggior parte degli analisti ha minimizzato le dichiarazioni secondo cui Pechino avrebbe congelato le azioni presso la Bank of China a Macao perché sospettava che la Corea del Nord avesse stampato delle false valute cinesi, in quanto il regime nord-coreano giustificherebbe la contraffazione della valuta americana come una forma di protesta contro gli Usa.

Ma anche se la Corea del Nord non fosse colpevole della contraffazione della valuta cinese secondo gli analisti la Cina è ancora la maggiore vittima delle attività illecite di Pyongyang.

Quest’anno, la Banca centrale cinese ha messo in guardia dalla contraffazione di banconote da 100 dollari, ricordando che la Cina è anche un grosso mercato per la falsificazione di farmaci e altri prodotti, come le sigarette.

"La Cina ha seri problemi nel settore bancario, e le autorità cinesi sono sensibili a questioni che potrebbero tirare in ballo l’integrità delle proprie banche", spiega Marcus Noland, esperto di economia nord-coreana presso l’Istituto di economia internazionale a Washington.

Ma anche se la mossa della Bank of China a Macao sembra essere stata motivata più da ragioni commerciali che politiche, è un indice dei numerosi "mal di testa diplomatici" che la Corea del Nord sta causando da anni al suo vecchio alleato.

Niente mostra più chiaramente la sua frustrazione per il sostegno della Cina alla risoluzione Onu, che impone sanzioni legate alle armi in risposta ai test missilistici che sono proseguiti nonostante la pressione da parte di Pechino.

La Cina, che ha combattuto a fianco della Corea del Nord nel 1950-53, teme che un collasso catastrofico nel Paese possa spingere i rifugiati oltre il confine condiviso di 1.400 km e rafforzare la posizione americana nell’Asia orientale.

"Penso che i cinesi si sentano bloccati verso la Corea del Nord", sostiene un esperto e aggiunge "sono frustrati e vorrebbero esercitare una maggiore influenza, ma temono di non avere quell’influenza o che questa possa finire per destabilizzare il regime nord-coreano.

Ylenia Rosati