In Cina andiamo oltre

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15 Dicembre 2006

SHANGHAI: Di esempi di come le cose cambino volto quando andiamo a fondo nel conoscerle e non ci fermiamo alla loro apparenza ne avrei a milioni, e molti di questi vengono sicuramente dalla mia esperienza in Cina.

Uno su tutti, però, mi sta particolarmente a cuore: l’impressione che molti hanno a proposito della middle class cinese, appena arrivati in questo enorme paese, è quella di una enorme massa di persone omologate e ignoranti che hanno come unico obiettivo quello di cercare di guadagnare la cifra necessaria ad acquistare il maggior numero possibile di gadget occidentali per sé e per i propri familiari, viziati figli in primis.

Oggi questa gente ha anche un altro volto: ho visto persone che lavorano duramente e con entusiasmo, ho visto una squadra soffrire per costruire qualcosa, esserne orgogliosa e gioire del successo ottenuto. Ho anche visto persone rifiutare ottime opportunità semplicemente per fedeltà; ho visto, insomma, un volto umano in questa middle class, un volto tranquillizzante, fiero e buono.

Se penso invece alla nostra marmaglia di colletti bianchi, ricordo persone che stanno dove sono per inerzia, che lavorano senza stimoli, annoiate e insoddisfatte. Vedo persone protestare in piazza per avere certezze da governi e datori di lavoro con l’acqua alla gola, ma non rimboccarsi le maniche e ogni tanto andare a lavorare anche nel week-end per finire in tempo quel progetto per un cliente importante o per lavorare a quella proposta per ridurre i costi dell’azienda.

E’ sicuramente vero che trovare stimoli in ambito lavorativo in un paese che cresce alla velocità della luce sia più facile rispetto a trovarli in un clima di recessione, però proporrei un’altra visione delle cose: non sarà che la nostra economia non cresce anche perchè quelli che si spendono, che si battono per qualcosa, che si spezzano la schiena per un risultato e che si fanno venire le buone idee per risolvere i problemi sono rimasti una ristrettissima minoranza?

Giovanni Cravetto