Cina, anniversario della Rivoluzione Culturale passa in silenzio

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16 Maggio 2006

HONG KONG: Caos completo ha regnato durante la Rivoluzione Culturale, con milioni di persone uccise o perseguitate, ma per ricordare quel periodo buio della storia cinese bisogna fare un giro in un museo in un angolo sperduto della Cina meridionale.

Il 40esimo anniversario dell’inizio della Rivoluzione Culturale sembra che sia trascorso tranquillamente in Cina, o per meglio dire in "silenzio", non tanto per mancanza di interesse o sentimento quanto piuttosto per le leggi imposte dal Partito comunista che, ossessionato dalla stabilità, ha impedito di parlare dell’argomento, rendendolo tuttora tabù.

Il museo, il primo mai realizzato sulla Rivoluzione Culturale aperto l’anno scorso, è modesto nella struttura. Sorge in un parco nella parte rurale della città portuale di Shantou, a 300 km ad est da Hong Kong.

I responsabili del museo ci tengono però a sottolineare che la versione della storia raccontata qui è in linea con quella del Partito Comunista su quel periodo turbolento della storia cinese, predicendo addirittura l’attuale politica del presidente Hu Jintao sulla costruzione di una "società armoniosa". Ciononostante, il museo non ha mai ricevuto l’approvazione ufficiale e nessun funzionario l’ha mai visitato, fatta eccezione per i quadri provinciali in pensione.

"Seppure i contenuti del museo possano sembrare modesti, l’obiettivo è chiaro: ricordare al Paese di affrontare il suo passato. Il peggior pericolo è dimenticare", ha dichiarato Peng Qi’an, ex vice sindaco 75enne di Shantou.

Nel 1981 il Partito aveva stabilito che la Rivoluzione Culturale era stato il frutto di un errore di Mao che aveva prodotto "disastri e confusione". Ma successivamente furono impedite ulteriori discussioni. Dallo scorso anno, ricercatori e giornalisti sono stati avvisati di non pubblicare o organizzare eventi in onore dell’anniversario. Tranne che per rare eccezioni quel monito è stato osservato, ma i critici avvertono che ciò può essere pericoloso quanto l’evento stesso.

"Per affrontare le conseguenze della Rivoluzione Culturale, dobbiamo incoraggiare la discussione e il dibattito, non sopprimerlo", ha dichiarato Xu Youyu, ricercatore presso l’Accademia delle Scienze Sociali Cinese (CASS) a Pechino, che ha aggiunto "il nostro obiettivo è solo evitare che si ripeta la tragedia della Rivoluzione Culturale."

Ylenia Rosati

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