Cina aumenta tasso interessi per rallentare boom economico

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28 Aprile 2006

PECHINO: La Cina ha aumentato il tasso degli interessi ieri per la prima volta in 18 mesi, scatenando animate discussioni nei mercati mondiali che vedono la mossa come un tentativo di evitare il surriscaldamento del motore economico del Gigante asiatico.

La Banca Popolare di Cina ha alzato i tassi di prestito annuali dal 5.58% al 5.85%, spingendo alla ritirata i prezzi mondiali di petrolio, azioni e prodotti.

Il mercato è preoccupato che la mossa possa rallentare la crescita economica cinese, la quale ha raggiunto quota 10%, un boom che guida la più rapida espansione mondiale in 30 anni a questa parte e la crescita, apparentemente infinita, della richiesta della Cina di materie prime e investimenti.

"La mossa è significativa poiché indica che le autorità cinesi si stanno muovendo per ridurre il tasso di crescita economica, nonostante i livelli di inflazione", ha riferito Paul Niven, direttore dell’Asset Allocation presso la F&C Asset Management a Londra.

"L’aumento nel tasso di prestito ha come obiettivo l’ulteriore rafforzamento dei risultati ottenuti attraverso macro-controlli e far sì che l’economia mantenga una crescita continua, rapida, coordinata e salutare", ha riferito Niven in una dichiarazione.

Politici e investitori mondiali da anni si interrogano su come la Cina gestisca il suo boom economico e su come abbia messo in banca gran parte dei risparmi derivati dal suo surplus commerciale con l’America.

Gli economisti riferiscono che l’aumento del tasso non ha avuto un diretto impatto sulla politica cinese di stretto controllo della valuta, una politica che secondo il Gruppo dei Sette esagererebbe il surplus commerciale della Cina con il resto del mondo.

Ma dato che i tassi di interesse a breve termine dell’America sono quadruplicati di circa il 5% in meno di due anni, gli esperti sostengono che anche la Cina deve lasciare che i tassi aumentino se vuole continuare la sua politica che vede i movimenti dello yuan strettamente collegati al dollaro.

"Per i mercati, questo è un ulteriore segno del progresso nel rafforzamento congiunto da parte delle banche centrali globali", ha riferito Niven.

Il Ministero del Tesoro americano, che ha chiesto alla Cina un rialzo della valuta per ridurre il deficit commerciale con l’America di 202 miliardi di dollari, ha accolto la mossa come un segno che Pechino sta assumendo flessibilità nella sua gestione dell’economia.

Il direttore del Federal Reserve, Ben Bernanke ha riferito più tardi che permettere allo yuan di muoversi più liberamente darà a Pechino anche maggiore indipendenza nel definire la sua politica monetaria.

Ma gli esperti cinesi hanno dichiarato ieri che la mossa dei tassi è indirizzata soprattutto a impedire un altro boom degli investimenti, che rischierebbe di destabilizzare l’economia a lungo termine creando una capacità produttiva in eccesso.

Le autorità cinesi hanno cercato lo scorso anno di bilanciare gli alti tassi di crescita economica indirizzandoli più verso un consumo domestico che verso l’investimento, un cambiamento che potrebbe aiutare a controllare il surplus commerciale aumentando le importazioni.

L’economia cinese ha visto una crescita del GDP dal 9.9% fino al 10.2% lo scorso quadrimestre.

La crescita negli investimenti in beni immobiliari ha toccato quota 27.7% dal 25.7% nel 2005, mentre le banche hanno accordato 1.26 trilioni di yuan in nuovi prestiti nel primo quadrimestre, oltre la metà del target stabilito dalla banca centrale per l’intero anno.

Ylenia Rosati