Cina, Banca Centrale: da domani rialzo inaspettato dei tassi d’interesse

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22 Agosto 2007

PECHINO: La quarta volta in un solo anno. E’ il numero d’azioni di rialzo messo in atto dalla Banca Centrale della Repubblica Popolare sul valore del tasso d’interesse. L’ennesimo è stato portato ufficialmente a termine nella giornata di ieri. La finalità, secondo portavoce autorevoli interni all’amministrazione della Banca Centrale, sarebbe quello di preservare la realtà cinese da un macroscopico e aggravante andamento inflazionistico.

Il tasso sui depositi aumenta di ben 27 punti all’anno toccando una percentuale del 3.6% sugli interessi, mentre per quanto riguarda i prestiti l’aumento incide di 18 punti facendo slittare il tasso d’interesse alla percentuale del 7.02%.

I rialzi saranno effettivi da domani secondo quanto stabilito dalla Banca Centrale. L’azione però è parsa a tutti piuttosto insolita, data la sua portata repentina e inaspettata. Da tradizione infatti il board della Banca Centrale è solito informare nel week end precedente azioni di questo calibro, vincolanti e fortemente incisive sull’andamento economico e finanziario del Paese e della comunità internazionale.

Questa volta, invece, l’annuncio è stato dato di martedì in un giorno infrasettimanale e in tutto silenzio di preavviso. Atteggiamento che ben risponderebbe al clima di "terrore inflazionistico" che preoccupa la dirigenza della Banca Centrale per le sorti della stabilità economica del Paese.

I dati, riportati stamani dalla stampa cinese sembrano però parlare chiaro: la Cina ha visto già nel secondo trimestre di quest’anno un incremento sul valore del GDP pari all’ 11.9 %, il più alto, rapido e considerevole negli ultimi dieci anni.

Sulla bilancia commerciale, poi, i dati registrati lo scorso mese riportano ad un avanzo di liquidità determinata dalle esportazioni in aumento vertiginoso del 67% rispetto solo all’ anno precedente ed equivalente a 24.4 miliardi di dollari, il secondo aumento più vertiginoso mai registrato nella sola durata di un mese.

Il valore inerente alla riserva monetaria è decollato al 18.5%, l’incremento più alto mai registrato nell’ultimo anno e gli investimenti programmati secondo pianificazione destinati all’ampliamento delle aree urbane sono cresciuti del 26.6% a parità di periodo confrontato con lo scorso anno.

Secondo quanto afferma l’esperto d’economia e finanza del China Daily, Dong Zhixin tutti questi elementi, sicuramente positivi nella rappresentazione di una Cina che cavalca l’onda del successo planetario in fatto di propulsione finanziaria, potrebbero essere spie evidenti, agli occhi della Banca Centrale, di un vortice d’inflazione che a lungo andare verrebbe ad aggravare sui bisogni e le capacità di sostegno degli strati sociali popolari.

Il Consumer Price Index, vero e proprio termometro sulla capacità d’acquisto del consumatore, ha segnalato, difatti, i già per luglio un aumento del 5.6% sull’aumento dei consumi, il dato più alto mai registrato negli ultimi 10 anni.

L’economista fa poi notare come attualmente il tasso d’ inflazione sia inoltre superiore al tasso di deposito, e tutto ciò viene a costituire una perdita del potere d’ acquisto del denaro accumulato e depositato dai risparmiatori sui propri conti bancari, condizione pericolosa per la salute degli stessi istituti di credito.

La politica dei tassi d’interesse a basso valore ha favorito l’uscita dei risparmi dai conti bancari al mutevole e accattivante mercato borsistico, che ha mantenuto per quest’anno un valore di crescita costante dell’80%, risentendo solo parzialmente dalla sfiducia derivante dai crolli di quest’anno. Basti pensare poi che solo nel 2006, il mercato azionario ha conosciuto l’incremento vertiginoso del 130% rispetto all’anno precedente.

Oltre alla politica di rialzo dei tassi, la banca Centrale ha, poi, vincolato gli istituti di credito a stanziare più denaro quali riserve fisse per i prossimi sei mesi, con l’obbligo di preservare la corsa all’investimento sui mercati azionari.

Paolo Cacciato