Cina: blog mettono alla prova i limiti politici di Internet

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22 Giugno 2006

PECHINO: Un giornalista del New York Times ha creato dei blog in cinese su due dei più famosi portali web cinesi per testare i limiti politici di Internet in Cina.

Sui nuovi blog su Sohu e Sina.com, Nicholas Kristof ha denunciato la detenzione di un suo collega cinese, Zhao Yan, chiedendo, allo stesso tempo, al presidente Hu Jintao di dare il buon esempio nella lotta alla corruzione rivelando i suoi fondi finanziari. Ha anche citato il Falun Gong, il movimento spirituale vietato da Pechino come "culto maligno" nel 1999, e descritto le vicende del 4 giugno (1989), quando assistette alla repressione delle proteste pro-democratiche dell’esercito cinese su piazza Tiananmen, tutti temi tabù in Cina.

Zhao, 44 anni, ha dichiarato di non aver mai diffuso segreti di Stato, ma i suoi avvocati non credono che ci sia possibilità per lui che venga liberato dalle accuse, per cui ora sta scontando oltre 10 anni di carcere.

Sohu sembrerebbe aver bloccato il blog di Kristof ieri, mentre quello su Sina era ancora accessibile.

"La rivelazione del mio test è che la Cina è molto più libera di quanto i suoi governanti vorrebbero", sostiene in suo articolo Kristof, vincitore del premio Pulitzer insieme alla moglie per la descrizione del massacro del 1989.

"Secondo me si tratta di una tendenza ormai irrefrenabile. Non so per quanto tempo ancora il Partito comunista possa sopravvivere a Internet, quando un solo blog basta a far scoppiare un incendio", scrive Kritsof.

A dicembre Microsoft aveva bloccato un blog su MSN Spaces appartenente a Michael Anti, un ricercatore cinese per il New York Times a Pechino, mentre Google è stata criticata per essersi piegata alla linea di Pechino, bloccando centinaia di parole e negando l’accesso a siti web politicamente sensibili.

La Cina impiega attualmente 30 mila censori su Internet, responsabili del filtraggio delle informazioni politicamente sensibili e di assicurare la stabilità e la leadership del Partito.

I motori di ricerca di Sohu e Sina hanno ripreso ad essere operativi ieri, dopo essere state bloccate dal Governo per aver fallito nei test di censura, non riuscendo cioè a filtrare alcune parole considerate politicamente ‘dannose’. Tuttavia, i portavoce di Sohu e Sina hanno riferito che i loro motori di ricerca sono stati chiusi lunedì pomeriggio per "aggiornamenti di sistema", negando qualsiasi intervento governativo.

ylenia Rosati