Cina: combattendo con la sanità pubblica

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19 Giugno 2006

HONG KONG: Hong Kong ha vietato la vendita di pollame cinese per tre settimane, a partire da venerdì, dopo la conferma della Cina del 19esimo caso di influenza aviaria, causando la cessazione delle importazioni giornaliere di 20mila polli vivi.

Si tratta del secondo divieto di questo genere da marzo, quando un uomo è morto nella provincia del Guangdong per il virus H5N1. Dopo il debacle della Sindrome Respiratoria Acuta Severa (SARS), sembra che i funzionari di Hong Kong abbiano imparato prima ad agire e poi fare domande.

Nel 2002 la SARS era arrivata proprio attraverso il confine tra Hong Kong e il Guangdong, prima di essere ufficialmente resa pubblica, causando 800 vittime e infettando oltre 8000 persone di oltre 30 paesi.

A quell’epoca la Cina aveva cercato di nascondere la serietà della malattia per ragioni politiche, mettendo in serio pericolo la salute mondiale. La negligenza delle autorità aveva permesso la diffusione della malattia e ostacolato la ricerca scientifica finché la notizia è trapelata venendo divulgata dalla stampa occidentale. L’incidente sembra seguire un modello fin troppo familiare per il Governo cinese, anche nel caso del problema HIV/AIDS.

Il Governo cinese stima infatti che siano circa 650 mila le persone malate di HIV in Cina, inclusi circa 75mila malati di AIDS. Se non verranno prese delle misure preventive, l’UNAIDS e altre organizzazioni prevedono che entro il 2010 scoppierà un’epidemia che vedrà coinvolti 10-20 milioni di cinesi, mettendo in pericolo lo sviluppo e la sicurezza nazionale.

I costi sociali di questa negligenza si fanno sentire anche in altre regioni.

Lo scorso aprile, un ospedale a Shenzhen praticava delle operazioni di chirurgia plastica usando una sostanza illegale in America, un gel poliacrilamide idrofilico, o PAAG. L’Associazione di Hong Kong per la chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica ha ricevuto 53 lamentele circa il PAAG negli scorsi due anni. Di queste operazioni il 90% è stato condotto in Cina.

Sempre in aprile, Greenpeace ha rivelato un altro caso a Hong Kong, la vendita di pesticidi illegali ‘made in China’ di cui una scoperta simile è stata fatta anche la scorsa settimana nel Guangdong.

Mentre le autorità di Hong Kong si stanno impegnando a rafforzare le ispezioni sui prodotti importati, i consumatori cinesi restano delle vittime, riferiscono degli esperti.

Ylenia Rosati