Cina e criminalità: intervengono gli “angeli di Canton”

8 Aprile 2008

CANTON: Non uscire da sola la sera, e anche di giorno stai sempre attenta. Non usare il cellulare per strada o in auto. Non prelevare soldi dal bancomat, è meglio se fai la coda in banca". Sono i consigli di Chen, un’operaia di Canton, alle sue colleghe. La metropoli, che ha più di dodici milioni di abitanti, è famosa per l’alto tasso di criminalità. Il comune ha stanziato più di venti milioni di euro per aumentare i controlli e i poliziotti al lavoro sono più di 60mila.

Ma gli sforzi delle autorità non sembrano sufficienti. Nell’80 per cento dei casi i responsabili dei crimini sono operai immigrati dalle campagne, spesso senza lavoro né casa, che vivono alla giornata e di espedienti. Il mensile Nanfang Yuekan racconta un esperimento lanciato nel 2006: si tratta di una speciale squadra di polizia costituita da civili, soprattutto neodiplomati. Vestiti in borghese, sorvegliano i mezzi pubblici e i centri nevralgici di Canton. È facile incontrarli agli angoli delle strade mentre fermano ladruncoli e borseggiatori.

Sono già più di duemila e la gente li chiama "angeli protettori". In poco più di un anno hanno trattato ventimila casi e hanno individuato più di mille organizzazioni criminali. Gli abitanti di Canton hanno promosso l’esperimento: per la prima volta in sei anni, la percezione di sicurezza ha raggiunto la sufficienza.

Fonte Ufficiale, Nanfang Zhoumo.

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