Cina difende leggi su controllo dei media

a cura di:

Archiviato in: in
18 Aprile 2006

PECHINO:La Cina difende le ultime leggi emanate sul controllo dell’accesso straniero ai media e tv locali, affermando che obiettivo del Governo è solo proteggere i diritti di proprietà intellettuale del Paese pur rimanendo conforme alle regole del libero mercato. Secondo dei funzionari cinesi, il popolo cinese può leggere riviste straniere scientifico-tecnologiche — autorizzate dal Governo- mentre non gli sarebbe concesso accedere ad argomenti giudicati ‘sensibili’, quali religione e politica.

A difendere le leggi sul controllo dei media è stato proprio Hu Jintao, in viaggio verso gli Usa dove incontrerà il presidente americano George W.Bush, il quale molto probabilmente solleverà la questione dei diritti umani e della libertà individuale in Cina. In questo mese, sono stati emanati una serie di comunicati per regolare il contenuto dei media, nel tentativo di controllare un ambiente in cui le notizie fluiscono sempre più liberamente. L’Amministrazione statale delle stazioni radiofoniche e televisive ha riemanato delle leggi che limitano l’uso locale di sequenze di notiziari stranieri mentre l’Amministrazione generale della stampa ha introdotto ulteriori restrizioni verso le riviste straniere che pubblicano versioni in cinese.

Alcune stazioni televisive e radiofoniche locali stanno usando notizie di media stranieri senza aver firmato alcun contratto con loro, ha dichiarato Hu Jintao.

"Lo scopo è garantire l’accuratezza e la veridicità dei comunicati e proteggere i diritti di proprietà intellettuale", ha evidenziato Hu aggiungendo che la Cina continuerà a cooperare con i media stranieri.

Attualmente le stazioni radio-televisive cinesi possono usare solo i comunicati esteri filtrati attraverso la CCTV (stazione televisiva centrale).

Un’altra nota, confermata dal Governo questo mese ma promulgata lo scorso anno, autorizza solo le riviste scientifico-tecnologiche straniere a creare delle versioni cinesi attraverso cooperazioni con partner locali riconosciuti.

Ciò spiega la sospensione a marzo dell’edizione cinese della rivista americana Rolling Stone, che non possedeva le autorizzazioni giuste.

"Il mercato è assolutamente aperto. Le società straniere possono cooperare la stampa locale come succede nel mercato del retail e dell’ingrosso", ha dichiarato Hu.

Le affermazioni di Hu Jinato non romperanno certo il ghiaccio con i gruppi stranieri che spingono affinché la Cina allenti la sua stretta sui media.

La Commissione americana per la protezione dei giornalisti ha chiesto a Bush il rilascio di 32 giornalisti cinesi detenuti, incluso il ricercatore del New York Times, Zhao Yan che è ancora in custodia nonostante la decisione della corte di lasciar cadere l’accusa di spionaggio. Il gruppo ha accusato Hu della "più grave repressione dei media" in Cina dai tempi di Tiananmen.

Siamo a lavoro sul nuovo Corriere Asia!

Ricevi una notifica quando sarà Online
Ok voglio ricevere la notifica :) 
close-link