Cina-Giappone: la ‘guerra’ delle materie prime

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21 Giugno 2006

HONG KONG: Il Giappone sta usando tutti i canali, ufficiali e non, per comprare le nostre materie prime…invertendo il normale sistema di domanda e offerta, sfruttando i media per far pressione e distorcendo i prezzi di mercato per fare profitti a scapito degli altri", queste le parole di Sun Lihui, funzionario presso una società statale di esportazione di minerali, che in una lettera aperta ha espresso la sua rabbia su come il Giappone sta accumulando riserve strategiche, la maggior parte delle quali importate dalla Cina. Pubblicata sui maggiori quotidiani locali il 25 aprile, la lettera è stato l’ultimo avviso in una guerra sempre più intensa tra i due vicini asiatici per il controllo delle materie prime.

La battaglia si estende dal Mar Cinese Orientale, area contesa per le esplorazioni per gas e petrolio, fino alla Russia, Iran, Sud America e Africa, dove sia Cina che Giappone sono in cerca di giacimenti per l’esplorazione.

"I giapponesi stanno progettando di invadere la Cina da ormai più di 300 anni, dai tempi di Hideyoshi Toyotomi, nel 1590", sostiene un articolo pubblicato sul People’s Daily, "Questa fantasia non si è mai spenta. Nel 1890 l’allora primo ministro Li Hongzhang iniziò a comprendere che il Giappone sarebbe presto diventato l’eterna maledizione della Cina."

Nel discutere la battaglia per il petrolio russo, l’articolo riferisce che il Giappone dipende dal Medio Oriente per l’87% del suo consumo petrolifero, ed è quindi preoccupata da una eventuale prossima crisi petrolifera.

La lettera di Sun giunge in un momento in cui la Cina cerca di recuperare terreno con le maggiori nazioni industrializzate, nello stabilire un sistema di riserve strategiche, soprattutto per quanto riguarda il rame e il petrolio.

La competizione per le risorse finite è però più evidente nel settore petrolifero.

Vent’anni fa, la Cina era il maggior esportatore di petrolio dell’Asia Orientale, di cui il Giappone era il cliente principale. Ma con il boom economico degli anni’90, il Colosso asiatico divenne un importatore. I dati ufficiali rilasciati dal Governo hanno mostrato che lo scorso anno, la Cina ha importato 127 milioni di tonnellate di petrolio, ovvero il 45% dei suoi consumi, mentre le importazioni di petrolio del Giappone sono rimaste stabili. Se il GDP del Paese continuerà a crescere, le importazioni di petrolio della Cina supereranno quelle del Giappone entro tre anni.

E’ così che la Cina si è lanciata alla ricerca di giacimenti e rifornitori in ogni continente.

Lo scorso anno, il 30% delle sue importazioni provenivano dall’Africa.

Il tour africano di 7 nazioni del premier Wen Jiabao questa settimana è appunto visto da molti analisti come un ulteriore tentativo di promuovere mercati strategici per rifornire il Paese di petrolio. Mentre il Giappone, uno stretto alleato degli Stati Uniti, è stato costretto a cercare nuovi mercati dalla politica diplomatica americana, la Cina ha beneficiato di una politica estera indipendente che le ha permesso di mettere a segno delle collaborazioni anche con Paesi ostili a Washington, quali il Venezuela, Sudan, Myanmar e Iran. Inoltre, come membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Cina è stata anche capace di offrire favori diplomatici che il Giappone invece non può offrire.

La competizione tra i due vicini asiatici raggiunge però i massimi livelli in Russia e nel Mar Cinese Orientale. Nei 4 anni scorsi i due hanno lottato per aggiudicarsi l’oleodotto che, a partire dal 2014, dalla città siberiana di Tayshet (per 4.100 km) trasporterà circa 1.6 milioni di barili fino alla costa Pacifica.

Nel frattempo, quattro round di discussioni tra Tokyo e Pechino non sono riuscite a risolvere la disputa tra i due Paesi per l’esplorazione di petrolio e gas nelle acque contese del Mar Cinese Orientale. Per trasformare l’ostilità in cooperazione, il ministro dell’Economia giapponese, Toshihiro Nikai, ha invitato il ministro del Commercio Bo Xilai e altri 150 uomini di affari cinesi per un forum sull’energia a Tokyo lo scorso mese, discutendo di progetti per la conservazione energetica. Il Giappone ha infatti molto da insegnare alla Cina in questo settore.

Ylenia Rosati