Cina, Google se ne va? Nuove opportunità sul settore pubblicitario nel web

a cura di: Paolo Cacciato

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PECHINO: Sono passati dieci anni dall’investimento iniziale Google sul mercato cinese, un sogno di profitto mai realizzato appieno e che ora, alla luce dell’inflessibilità di Pechino alle richieste di liberalizzazione dei contenuti e dei filtri mosse da Mountain View, si conclude con il lascito Google del mercato cinese e il rinvio alla piattaforma di HK da parte della società per i propri utenti collegati Una mossa che al di là della riflessione sul ruolo della governance politica cinese lascia adito a interessanti riflessioni sulle conseguenze nel settore all’interno di uno dei web market più vasti del pianeta.

Il controllo Google del mercato cinese dei motori di ricerca si è fissato in un decennio al 30%, con un giro d’affari di oltre 3000 milioni di dollari e con un incremento stimato solo per il 2010 di circa 600 milioni. L’assenza Google sul mercato permetterà all’antagonista numero uno, la società cinese Baidu di iniziare la corsa all’acquisizione delle rimanenze fino ad accaparrarsi quasi il 95% dell’utenza, lasciando a Yahoo China qualche briciola. 

Ciò che è realmente interessate per qualsiasi osservatore di settore però, al di là dello scontro ideologico e commerciale innescatosi, è constatare la spinta che una tale operazione di abbandono da parte di Google potrebbe creare su una serie di applicativi connessi al web, prima fra tutti la pubblicità nei motori di ricerca, attività  che se in Europa e in America già da tempo rappresenta un core business forte nel settore, in Cina stenta a malapena a raggiungere il 50% delle vendite pubblicitarie sul web. In USA ad esempio ci siamo assestati su un buon 70% di investimenti pubblicitari connessi ai motori di ricerca e Google sicuramente continua a farla da padrone. In Cina come risaputo il mercato pubblicitario ha ricevuto regolamentazione e valorizzazione anche tecnica e formativa solo di recente e rivela, soprattutto sul mercato online, potenzialità sconfinate se rapportata all’utenza in grado di avvicinare: quasi 350.000.000 di cyber potenziali clienti, di cui oltre 150.000.000 registrati a social network e blog specifici che come ben sappiamo rappresentano per gli investitori sulla pubblicità nel web ottime fonti di selezione e di indirizzamento dell’advertising mirato.

E’ anche vero che l’utenza web che dispone di risorse personali superiore ai 2000 yuan mensili (poco oltre i 200 euro mensili) è solo il 15% della fetta globale, ma stiamo comunque parlando di quasi 53.000.000 di utenti e il mercato è chiamato a crescere sia in termini di utenza che di disponibilità economica (anche quel  3% di ricchi può realmente fare la differenza su un mercato di tali proporzioni)

Per Google si tratta perciò di una vittoria morale e una sconfitta commerciale quindi? Per molti è così,  dirottare difatti il traffico di utenza online su Hong Kong interesserà molto meno potenziali investitori e legittimerà comunque Pechino ad intensificare il controllo dei filtri anche sull’ex protettorato britannico ormai sotto egida cinese, almeno per quanto riguarda la politica di censura morale. Sotto altri aspetti invece, la scelta Google può rivelare una seconda opportunità di riscatto sul mercato asiatico e rappresentare così un cambiamento di strategy. Avvicinarsi a Hong Kong, condannando Pechino, e preservando un’immagine più independent potrebbe servire ad acquisire notorietà e rispetto su mercati come quello sudcoreano e giapponese dove nell’ultimo decennio Google ha da sempre riscontrato ampie difficoltà di manovra proprio perchè "impegnato" e "appesantito" sul fronte cinese. 

Una cosa è sicura: l’Asia orientale continua a rappresentare uno dei mercati più delicati ed importanti per l’industria del web marketing, è importante esserci e fondamentalmente in alcuni casi sapersi adeguare e re-inventare nel dialogo commerciale con un panorama che segue leggi di comunicazione, governance e propositività imprenditoriale completamente differenti.

Paolo Cacciato

Analisi, ricerca e mediazione sull’Asia orientale

Paolo Cacciato

Paolo Cacciato

Coordinatore del Business Focus China e Far East e Docente di Marketing Strategy sui Mercati dell'Asia Orientale nei Master in Internazionalizzazione di Impresa del Nuovo Istituto di Business Internazionale di Milano, sinologo e nippologo specializzato in mediazione linguistica e interculturale applicata ai processi di business development. Presidente di Asian Studies Group ©, centro studi specialistico con sedi principali in Milano Roma Padova Torino; dirige in Italia il C.U.P.I. Centro per l'Unione delle Prospettive Internazionali, già consulente d' impresa per diversi gruppi italiani, coordina ADM-EA Consulting, studio specializzato in internazionalizzazione su Cina Giappone e Corea con sede principale a Milano e desk operativi in Kobe, Shanghai, Seoul.

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