Cina: i diritti umani non tengono il passo con la crescita economica

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23 Maggio 2006

HONG KONG: I diritti umani non stanno progredendo con la stessa velocità dell’economia cinese, stima Amnesty International nel suo rapporto del 2005, chiedendo all’Ue di mantenere il suo embargo sulla vendita delle armi finché Pechino non avrà fatto delle "concessioni importanti".

Diversi giornalisti e giuristi figurano tra i numerosi difensori dei diritti umani arrestati se non addirittura condannati e incarcerati in Cina.

L’organizzazione per la difesa dei diritti umani rivela infatti l’aumento delle proteste tra la popolazione rurale cinese a causa delle enormi disparità tra ricchi e poveri, ovvero le centinaia di migliaia di piccoli contadini espropriati delle loro terre e dimenticati dal boom economico.

E’ per questo che Irene Khan, segretario generale dell’organizzazione, chiede all’Ue di continuare a "resistere alle pressioni da parte dei gruppi interessati agli affari" favorevoli alla rimozione dell’embargo sulla vendita delle armi in Cina, applicata in seguito al massacro di piazza Tiananmen nel 1989. ”Non va tolto almeno finché il Governo cinese non farà delle concessioni importanti nell’ambito dei diritti umani".

Nemmeno uno strumento della modernità come Internet pare sia riuscito a portare i risultati sperati nella promozione della libertà di espressione, afferma Amnesty nel suo rapporto annuale. Nel 2005 "l’accesso a numerosi siti è stato bloccato e delle cause sono state intentate contro gli internauti accusati di aver pubblicato online delle opinioni politiche o informazioni nocive al Governo", scrive l’organizzazione.

Infine, la pena di morte in Cina è sempre in vigore, con "almeno 1.770 esecuzioni e 3.900 condanne".

Ylenia Rosati