Cina: il boom del surplus commerciale preoccupa l’Unione Europea.

13 Giugno 2007

PECHINO: Nel mese di Maggio l’attivo dei conti commerciali cinese è salito del +73,0% rispetto al 2006, toccando quota 22,45 miliardi di dollari.

Per i primi 5 mesi dell’anno il surplus ha raggiunto 85,76 miliardi di dollari, +84% rispetto all’analogo periodo del 2006.

Notevole accellerazione anche per inflazione e prezzi al consumo, con lo yuan che si è portato a 7.6440 sul dollaro, il massimo degli ultimi dieci mesi.

E l’ulteriore rialzo del surplus commerciale non fa che rafforzare la richiesta USA di una quanto più celere rivalutazione della moneta cinese.

Per frenare il sovraccarico, Pechino ha promosso interventi di sostegno alle importazioni, introducendo contromisure per ridurre la propria dipendenza economica dall’export e di conseguenza anche l’ammontare del surplus.

Molte misure sono entrate in vigore agli inizi di Giugno, e questo potrebbe fornire una spiegazione al rialzo di Maggio.

Il surplus ha inevitabilmente allarmato i partner commerciali di Pechino.

Soprattutto l’Unione Europea, miglior partner della Cina per i primi 5 mesi del 2007, in virtù di uno scambio bi-direzionale salito del 29% che ha raggiunto i 130 miliardi di dollari.

Ieri, a Bruxelles, si sono incontrati Bo Xilai, Ministro del Commercio cinese, e Peter Mandelson, Commissario UE per il Commercio che ha avuto modo di esprimere la propria preoccupazione per il surplus e per lo stato delle relazioni Europa-Cina.

La linea di Mandelson è stata dura sin da subito. Già lunedì, alla vigilia del meeting, aveva denunciato come intollerabile il deficit commerciale tra UE e Cina, e minacciato rappresaglie europee se Pechino non prenderà serie misure per contenere le esportazioni a basso costo.

Il deficit, che nel 2006 ammontava a 128 miliardi di dollari, per il Commissario rischia di salire a 170 entro fine anno.

A Bruxelles si è parlato poi di propietà intellettuale, con la Commissione Europea che ha dichiarato la Cina sorgente dell’80% della merce contraffatta intercettata nel 2006 alle frontiere Europee.

Ma, oltre a surplus e copyright, ad adombrare i rapporti commerciali tra Europa e Cina, giungono anche le allarmanti notizie del boom cinese della produzione di acciaio, che spaventa per l’ennessimo surplus che potrebbe finire sul mercato, e la scadenza delle quote volontarie sull’export del tessile (prevista per fine anno).

Per confrontarsi al meglio, l’UE dovrà coprire bene le spalle a Mandelson: garantire una politica economico-commerciale finalmente unica e inequivocabile, e far sì che le divergenze d’interessi dei singoli paesi non continuino a pregiudicare l’azione europea.

Nicola Ricciardi