Cina, il mercato della musica digitale è pronto al boom

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19 Luglio 2007PECHINO: Discografici e operatori telefonici locali puntano alla Cina che ascolta musica in formato MP3. I negozi online che vendono canzoni al dettaglio sono sempre più numerosi. I produttori locali di hardware elaborano nuove strategie per contrastare la pirateria multimediale, l’ostacolo che finora ha tenuto alla larga i grandi marchi della musica.

Il mercato cinese offre enormi prospettive di sviluppo e coinvolge aziende cinesi e straniere. Non solo perché in quartieri come Xujiahui, a Shanghai, si può comprare un riproduttore MP3 tascabile con poco più di 100 yuan, ma anche perché la musica è tradizionalmente molto apprezzata in Cina. Il formato digitale rende tutto più facile. Apple, leader globale grazie al negozio iTunes, offre un vasto repertorio di autori e gruppi cinesi. EzPeer, un’azienda di Taiwan, ha raggiunto un accordo con vari discografici locali per offrire interi cataloghi di musica da scaricare: si accede al servizio acquistando un lettore a circa 199 yuan, comprensivo di 50 brani. Inoltre c’è Kuro, una nuova piattaforma che sfrutta la tecnologia P2P e propone un abbonamento mensile per scaricare musica a volontà in modo legale e sicuro.

Lo sviluppo di innovative strategie di distribuzione va di pari passo con l’interesse che le major discografiche stanno dimostrando nei confronti della produzione artistica cinese. Universal Music, tra le più importanti etichette del pianeta, ha siglato accordi con case discografiche locali per la promozione e la produzione di giovani talenti della grande Cina. Una galassia che coincide coi confini della comunità linguistica sinofona, sparsa in tutto il mondo.

Le aspettative sono alte. Le previsioni di Liu Guoxiong, direttore della China Audio-Video Association, parlano chiaro: entro il 2008 il business della musica digitale raggiungerà un valore complessivo di circa un miliardo di dollari. Tanto, ma non abbastanza per raggiungere il livello di altri paesi dell’area asiatica, Giappone e Corea del Sud in testa. John Kennedy, presidente della International Federation of the

Phonographic Industry, è convinto che la Cina offra attualmente il maggior numero di “entusiasmanti opportunità di crescita non ancora sfruttate, legate a un mercato giovane e una classe media sempre più ricca”.

Se il mercato della musica digitale è tutto in ascesa, le vendite di album su CD vanno molto male. Complice la diffusione di accessi Internet ad alta velocità e di cellulari con riproduttori audiovisivi integrati.

Non deve dunque stupire che China Unicom, l’operatore nazionale di telefonia mobile, abbia deciso di tuffarsi con slancio in questo settore in forte crescita. Il colosso con 111 milioni di utenti ha infatti lanciato Xuan Qu, un negozio in stile iTunes che venderà canzoni da scaricare sul cellulare. Gli utenti potranno accedervi tramite il telefonino. La piattaforma è ancora in fase di sperimentazione ed è possibile che in futuro diventi accessibile direttamente dal Web.

Su questo scenario complessivamente positivo incombe sempre l’ombra della pirateria multimediale, estremamente diffusa in tutta la Cina. Nonostante la Repubblica Popolare sia entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio e ne abbia recepito i numerosi richiami inasprendo la legislazione antipirateria, il commercio e lo scambio di contenuti multimediali contraffatti è all’ordine del giorno. Non solo su Internet ma persino dentro centri commerciali e negozi “regolari”.

Legislatori e aziende stanno facendo il possibile per eliminare l’ingombrante mostro della pirateria diffusa. Il consorzio Intelligent Grouping & Resource Sharing, che unisce aziende del calibro di Huawei, Lenovo e Changhong, sta lavorando a una tecnologia tutta cinese per il DRM, acronimo di “Digital Rights Management”: “lucchetti” digitali da utilizzare su tutta la musica in commercio sul territorio cinese, così da rendere più difficile ogni tentativo di copia abusiva.

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Tommaso Lombardi

Redazione

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La redazione corriereasia.com