In Cina la passione per la nautica

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14 Febbraio 2007

QINGDAO: Enrico Zanella è presidente di Sinomarine, società con base a Qingdao che importa imbarcazioni dall’Italia. Soprannominato dai media cinesi come Mister Yacht, vanta una ricca press collection. Riconosce "senza falsa modestia" di essere stato il primo a importare in Cina la cultura della nautica, ma anche "fortunato", perché quando i media locali hanno iniziato a interessarsi di yacht, le uniche informazioni disponibili in lingua cinese riguardavano le attività di Sinomarine.

CA: Oggi tutti i giornali parlano del mercato nautico cinese. E’ già così fiorente come si dice?

EZ: I giornalisti tendono sempre a esagerare, l’ho sperimentato di persona durante i primi anni in Cina, che ho dedicato quasi esclusivamente alla stampa. Recentemente ho letto articoli pubblicati da quotidiani italiani che parlano di settecento cantieri attivi in Cina, ma la realtà è ben diversa: si tratta spesso di progetti abbandonati o di spazi adibiti alla costruzione di piccole barche. E’ naturale che molte notizie siano false, anche perché in Cina non circolano ancora abbastanza informazioni su questo settore.

CA: Quanti cantieri e quanti yacht club ci sono invece secondo Lei?

EZ: Tralasciando i molti progetti in corso, spesso inconclusi, non considero più di una quindicina di cantieri fra cinesi, stranieri e joint venture, distribuiti a Qingdao, Dalian, Dongguan, Shanghai, Xiamen e Zhuhai. Gli yacht club sono circa dieci, più altri sessanta in fase di progettazione. Ognuno ha mediamente tre-quattrocento soci, ma i possessori di barche di un certo volume sono in tutto cento-centocinquanta.

CA: Come si sta evolvendo il mercato? E’ vero che ha forti potenzialità di sviluppo?

EZ: Questo è indubbio: basta considerare che, mentre nel 2002 e 2003 mi sono dedicato esclusivamente alle campagne pubblicitarie, lo scorso anno ho venduto sette barche e nel 2007 mi auguro il doppio. Il mercato nautico della Cina sta nascendo proprio in questo momento.

CA: Come ha dato vita a Sinomarine e da quale esperienza proviene?

EZ: Mi sono sempre occupato di barche per passione. Dopo aver lavorato a Milano per la società Alitaxi e in seguito per il gruppo Ferruzzi come coordinatore della flotta aerea, nel 2000 sono stato portato in Cina dalla "sete imprenditoriale". A Shenzhen ho conosciuto il direttore del primo yacht club cinese, China International Marina Club, progetto in seguito fallito, ma che mi ha fatto intravedere le grandi potenzialità di sviluppo del mio settore. Così nel 2001 ho fondato Sinomarine.

CA: Da zero a oltre dieci barche vendute: si ritiene soddisfatto?

EZ: Sono soprattutto fiero di essere stato il primo a importare la cultura nautica in Cina. Quando sono arrivato, la mia iniziativa sembrava una follia imprenditoriale. In Cina nessuno parlava di barche e dovevo cercare di capire se i cinesi, che secondo i luoghi comuni non apprezzano il sole e considerano il mare un elemento pericoloso, si sarebbero mai interessati alla nautica.

CA: Come li ha invogliati?

EZ: Cercare di vendere barche prima di creare la cultura nautica sarebbe stato inutile. Così ho portato avanti un processo educazionale attraverso i media e le scuole. Ho contribuito alla creazione del primo magazine di yacht in Cina, China Yacht, e della rivista Navigation, in cooperazione con la De Agostini. Ho coltivato l’interesse delle nuove generazioni tenendo corsi nelle ricche scuole private di Qingdao, con i quali trasmettevo ai bambini la passione per la navigazione e instauravo parallelamente un dialogo con i genitori.

CA: Un cinese acquista uno yacht per passione o perché rappresenta uno status symbol?

EZ: Mentre le nuove generazioni hanno la voglia e la capacità di appassionarsi alle barche, per i loro genitori possedere uno yacht rappresenta esclusivamente uno status symbol. Fino a poco tempo fa si esibiva la propria ricchezza attraverso una villa, una potente automobile e una bella fidanzata, poi si è diffusa la moda del golf. Con la barca si fa un passo in più: l’ostentazione della ricchezza non teme più il confronto sportivo, perché non "vince" chi gioca meglio ma chi possiede la barca più grande.

CA: Quali sono le prime esigenze dei clienti cinesi?

EZ: Qualche anno fa il mio primo cliente cinese, un ricco architetto, disse dopo avere sfogliato i cataloghi: "Interessante, ma cosa faccio tutto il giorno in barca?". La sua domanda è stata per me sia uno schiaffo che un’illuminazione: per i cinesi, che non possiedono la cultura nautica, la barca deve essere soprattutto un mezzo comodo e pratico. Scherzando, dico che potrei vendere barche senza motore, visto che molte rimangono sempre ormeggiate nel porto, utilizzate esclusivamente come ristorante e sala da mahjong dove invitare gli amici. Anche le abitudini culinarie cinesi costituiscono un "ostacolo" alle uscite in mare aperto. Per i cinesi, che preferiscono pranzi elaborati alla classica spaghettata, attrezzare adeguatamente la cucina di bordo è un vero e proprio problema. Altro esempio dell’esigenza di praticità, la maggior parte dei cinesi, al contrario degli italiani, preferisce il catamarano alla barca a vela, perché è più stabile e pratico. Più che il rischio e l’avventura, conta per loro lo spazio conviviale, anche se non dormiranno mai in barca: quando a Shenzhen trascorro la notte in cabina, rimangono tutti sorpresi.

CA: Gli italiani si stanno attivando per coltivare il crescente interesse dei cinesi?

EZ: Il mercato è ancora piccolo ma in crescita, e molti cantieri stanno lavorando in collaborazione con partner americani, francesi e australiani, imprenditori attivi, che arrivano in Cina con progetti chiari e investimenti alla mano. Gli italiani, come sempre, rimangono indietro a osservare, prima di attivarsi, i risultati altrui. Per fortuna, come sempre, ci viene in aiuto il nostro buon nome: i migliori costruttori italiani sono già rappresentati sul mercato cinese e qualche gruppo sta lavorando con impegno, come Gianetti a Shanghai e gli imprenditori di Aquitalia. Fra i marchi più apprezzati dai cinesi, il noto Wally e il cantiere veneziano Della Pietà.

CA: Cominciare a produrre in Cina rappresenta un pericolo per i marchi italiani?

EZ: No, al contrario. Già un anno fa, al Salone di Shanghai, il presidente dell’Ucina – Unione Nazionale Cantieri e Industrie Nautiche ed Affini – Paolo Vitelli, ci accusò di favorire il processo di trasferimento della produzione. Gli ho risposto che la concorrenza non è cinese, ma dei nostri cugini europei e americani. La convinzione di essere imbattibili non ci salverà. Per il momento i prodotti made in China qualitativamente proponibili sui mercati internazionali sono pochi, ma ricordiamo che gli operai cinesi hanno un’ottima manualità e, se ben istruiti, apprendono in fretta.

CA: Quindi come assicurare un futuro roseo al made in Italy?

EZ: Dobbiamo trasmettere ai cinesi la cultura del bello, come abbiamo fatto nei settori dell’abbigliamento e delle automobili. Per esempio, l’anno scorso sono state vendute in Cina quarantanove Ferrari, settanta Rolls-Royce e duecentocinquanta Porsche. Queste cifre dovrebbero fare riflettere. La Cina produce Mercedes, ma i più ricchi le importano dall’Europa e, di fronte agli apprezzamenti degli amici, ostentano: "E’ originale, fabbricata in Germania". Dobbiamo trasmettere la stessa passione anche per le barche, facendo toccare con mano l’esclusività del made in Italy. Per questo amo invitare i clienti a gite in barca, organizzare feste e serate, anche con grossi investimenti, utili per trasmettere la vera passione per lo yacht e la sua cultura.

CA: Quali sono gli eventi più rappresentativi del mercato nautico cinese?

EZ: Per il momento sono solo due: il Salone di Shanghai ad aprile, indoor, e quello di Qingdao a maggio. Un terzo show è in fase di organizzazione anche a Shenzhen. L’interesse sta rapidamente crescendo: lo scorso anno "Ti Amo Qingdao", evento che ho organizzato in collaborazione con la Federazione Italiana Vela, ha portato in brevissimo tempo sulle rive di Qingdao diecimila partecipanti, attirando l’attenzione del mondo nautico sul promettente mercato cinese.

Marzia De Giuli

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