Cina: per l’export italiano problemi “meccanici”

31 Luglio 2007

La notizia arriva come una doccia fredda, pochi giorni dopo l’uscita di due documenti che, nel delineare i buoni propositi della politica italiana verso il mercato cinese, facevano riferimento proprio al settore meccanico.

Nelle Linee direttrici dell’attività promozionale "2008-2010", il nostro ministero del Commercio Internazionale parla esplicitamente di un rilancio del comparto meccanico e guarda ai Paesi del Bric (Brasile, India, Russia e Cina) come "aree gografiche prioritarie".

In un’intervista a ""Fare impresa in Cina" – la newsletter di Intesa Sanpaolo-Il Sole 24ore Radiocor – il ministro degli Esteri D’Alema è ancora più esplicito, quando afferma che bisogna esportare nel Celeste Impero, tra le altre cose, macchine industriali di punta.

L’Italia è già uno dei principali fornitori del settore meccanotessile, con una quota del mercato che si aggira attorno al 14% e vendite nel 2006 pari a 380 milioni di dollari.

Nell’export in verso il Dragone, Ë preceduta solo da Giappone e Germania, che hanno quote del mercato rispettivamente del 37 e 30%.

Secondo gli analisti, le imprese italiane che hanno già delocalizzato in Cina cresceranno di valore, mentre quelle che esportano il prodotto finito, vedranno messa in crisi la competitività dei propri macchinari. E’ prevedibile un’ondata di nuove delocalizzazioni.

Siamo solo al’íinizio di un nuovo trend. E’ probabile che ben presto Pechino metta mano agli altri comparti del meccanico e in seguito ad altri settori.

Per alcuni osservatori occidentali, si tratta di una vera e propria strategia, un "gioco a somma zero" di cui Pechino tiene le redini: da un lato toglie il sostegno al proprio export, ma dall’altro alza barriere verso le importazioni. Il tutto sembra andare nella direzione di uníeconomia meno votata alle esportazioni e più attenta alla creazione di un mercato interno.

Gabriele Battaglia