Cina: nonostante il boom economico, resta lo spettro della disoccupazione

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30 Giugno 2006

PECHINO: Il 21enne Bai Yun che presto avrà una laurea in informatica, sta ancora lottando per trovare lavoro, uno dei tanti laureati che dovranno affrontare l’impensabile prospettiva della disoccupazione. Con circa 750mila studenti o più che si laureeranno quest’anno, rispetto allo scorso anno, la competizione si fa dura. Lo spettro della disoccupazione non è solo la preoccupazione per gli studenti, ma anche per un governo conscio di un passato attivismo studentesco. Allo stesso tempo, le società multinazionali riferiscono una carenza di talenti, lasciando la Cina con uno squilibrio tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. I nuovi laureati non vogliono più lavorare nelle industrie pesanti che hanno alimentato la crescita cinese una generazione fa, ma hanno a che fare con un’industria di servizi e un settore di medio piccole imprese che sono troppo sotto sviluppate per assorbirli. I laureati cinesi spesso vogliono che il loro primo lavoro resti sempre lo stesso, temendo che troppa mobilità possa fargli perdere benefici quali pensioni e assistenza sanitaria. "Se gli studenti vogliono creare qualcosa di proprio, avranno difficoltà per trovare dei prestiti bancari", dichiara Zhang Jian, economista presso la Banca Asiatica dello Sviluppo.

C’è chi dà la colpa al sistema educativo cinese che, secondo uno studio condotto da McKinsey&Co. dà maggiore importanza alla teoria che alla pratica. Un documento del Ministero dell’istruzione ha riferito che un quarto dei laureati dello scorso anno sono disoccupati, e, oltre al controllo dell’aumento nell’iscrizione universitaria, ha incoraggiato gli studenti a cercare lavoro fuori dalle grandi città. Oltre 55mila studenti anno preso in parola il consiglio del Governo e si sono diretti verso le province occidentali meno sviluppate. Ma non è una soluzione valida per tutti.

Bai è cresciuto a Pechino e vuole restare lì. Chen, della provincia dello Shandong, dichiara che la capitale offre molte più opportunità della sua città natale, un sentimento condiviso dalla maggior parte dei suoi colleghi. "Ogni anno moltissimi studenti vengono a Pechino, ma pochi se ne vanno", aggiunge.

Ylenia Rosati

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