Cina, nuovo successo nella fusione termonucleare

23 Gennaio 2007

CHENGDU: La Cina ha annunciato il suo secondo successo nella ricerca per la fusione termonucleare: ieri l’agenzia di Stato Xinhua ha reso noto che gli scienziati dell’Istituto di Ricerca Fisica dell’Accademia Cinese delle Scienze sono riusciti a comprimere fino a 55 milioni di gradi Celsius gli atomi di deuterio e trizio, isotopi dell’idrogeno, nel reattore sperimentale HL-2A di Chengdu, capoluogo della provincia Sichuan. Il test, condotto lo scorso dicembre, ha raggiunto circa la metà della temperatura (100-150 milioni di gradi Celsius) che consente al plasma surriscaldato – che non è un gas, un liquido e neppure un solido – di iniziare a fornire energia.

Risale solo allo scorso settembre il primo grande risultato cinese nel settore, quando l’avanzato reattore di fusione a superconduttore Tokamak (EAST), primo del suo genere al mondo, soprannominato "sole artificiale" è stato collaudato dall’Istituto di Fisica del Plasma dell’Accademia Cinese delle Scienze a Hefei, capoluogo della provincia orientale Anhui. Il primo test è durato quasi tre secondi e ha generato una corrente

elettrica di 200 Chiloamper.

EAST, la cui realizzazione ha richiesto otto anni di lavoro e 20 milioni di euro, non è un esperimento indipendente ma fa parte di un programma di cooperazione internazionale da 5 miliardi di euro. Nel 2003 la Cina ha infatti aderito alla progettazione del reattore termonucleare sperimentale internazionale (ITER) a Cadarache, nel sud della Francia, da parte di un consorzio internazionale di stati – Stati Uniti, Unione Europea, Corea del Sud, Russia, India e Giappone.

Lo scorso novembre il Paese, che impiega nel settore circa duemila ricercatori, ha stabilito di inviare trenta scienziati a Cadarache per contribuire alla realizzazione del progetto, che finanzierà per il 10%. ITER, che entrerà in funzione fra circa dieci anni, consentirà di svolgere esperimenti per la produzione di plasmi con deuterio e trizio e parallelamente di sviluppare le nuove tecnologie necessarie per le centrali a fusione del futuro; quelle che fra venticinque o trent’anni forniranno una nuova fonte energetica per l’umanità e ne cambieranno la storia.

Le prospettive sulle ricadute economiche sono entusiasmanti: la conquista consentirà di sfruttare una fonte di produzione di energia senza limiti, pulita e sicura. Infatti il deuterio ricavato da un litro di acqua di mare potrebbe generare, grazie alla tecnologia della fusione, l’energia equivalente a quella prodotta dalla combustione di trecento litri di benzina. La radioattività prodotta all’interno delle centrali a fusione avrà inoltre tempi di decadimento dell’ordine dei cento anni, contro le migliaia di anni delle scorie delle attuali centrali nucleari a fissione.

Marzia De Giuli

ti è piaciuto questo contenuto?