Cina offesa da dichiarazioni del PM italiano, silenziosa la stampa locale

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29 Marzo 2006

PECHINO: La Cina, che attualmente sta ospitando l’Anno dell’Italia in Cina, ha denunciato come profondamente offensivi i commenti del premier italiano Silvio Berlusconi. "Siamo scontenti di queste affermazioni del premier italiano, sono prive di alcun fondamento", questo il commento irritato del ministero degli Esteri cinese, dopo una lunga pausa di riflessione forse in attesa di spiegazioni da parte del premier, in un fax inviato all’agenzia di stampa Reuters. "Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilità e lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra Cina e Italia", ha sottolineato ancora il ministero degli Esteri. Il Governo comunista di Pechino ha atteso ben 48 ore prima di reagire alle parole pronunciate dal premier domenica scorsa in un comizio elettorale a Napoli. Berlusconi, che è stato più volte accusato di essere ossessionato dalla "minaccia comunista" in Italia, ha così affermato domenica scorsa: "Leggetevi il Libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi", questo quanto riporta oggi il quotidiano ufficiale China Daily, portavoce del Governo cinese. Tuttavia, il resto della stampa cinese sembra non voler commentare il fatto e mantiene ancora uno strano silenzio. Inutile il tentativo della Farnesina di spegnere l’incendio divampato dalle dichiarazioni di Berlusconi, che nel corso della trasmissione serale "Ballarò" ha fatto capire chiaramente che non intende correggere i suoi commenti. Pechino pare abbia preferito evitare la polemica, diffondendo la nota attraverso l’agenzia di stampa internazionale Reuters piuttosto che attraverso i canali diplomatici. La Farnesina ha ricordato che Berlusconi si è limitato a citare una frase contenuta nell’edizione italiana del "Libro nero del Comunismo" di Stephane Courtois, indicando anche il numero esatto della pagina dove sarebbe contenuta l’affermazione incriminatoria. Ora bisogna aspettare e vedere se il Governo di Pechino accetterà o meno le spiegazioni della Farnesina.

Ylenia Rosati

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