Cina: proprietà intellettuale al centro della visita di Mandelson

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8 Giugno 2006

PECHINO: Il commissario europeo al Commercio, Peter Mandelson, ieri ha spinto la Cina a proteggere meglio i diritti di proprietà intellettuale, mentre il suo omologo ha insistito affinché l’Ue riconosca alla Cina lo statuto di "economia di mercato".

"L’aspetto più importante nelle relazioni commerciali tra l’Europa e la Cina è probabilmente la protezione e il rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale", ha dichiarato Mandelson, nel corso di un seminario consacrato all’argomento, e ha poi aggiunto "La forza dell’Europa risiede nella sua proprietà intellettuale…noi accettiamo con piacere di condividere la nostra tecnologia avanzata, ma il trasferimento di questi vantaggi deve fare seguito all’applicazione di leggi commerciali eque e nel pieno rispetto dei nostri diritti."

Nel corso di un incontro di 4 ore ieri con il ministro del Commercio cinese Bo Xilai, Mandelson ha fatto pressione sulla Cina affinché elimini prima di tutto la contraffazione dei prodotti europei, soprattutto orologi, borse di marca, film, componenti auto e farmaci. A tal fine, le due parti hanno accettato di fondare dei "centri di reclamo in materia di proprietà intellettuale" nelle principali città cinesi, per facilitare la gestione dei casi sospetti di violazione di questo diritto.

Mandelson e Bo Xilai hanno allo stesso tempo ricordato il ciclo di Doha dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nonché le lamentele espressa dagli Usa e dall’Europa riguardo il divieto imposto da Pechino a marzo sull’importazione di componenti auto.

Riferendosi quindi alla richiesta della Cina del riconoscimento del proprio statuto di economia di mercato, Mandelson ha dichiarato che "Pechino ha fatto notevoli progressi, ma che l’Ue auspica prima di tutto che i suoi prodotti, servizi e investimenti possano beneficiare di un più ampio accesso al mercato cinese."

Pechino, da parte sua, si oppone alle tariffe imposte alle importazioni di calzature in cuoio fabbricate in Cina. Queste sanzioni, che potrebbero arrivare al 19.4% da qui alla fine dell’anno, sono state attivate in aprile e la loro legittimità si basa proprio sul fatto che il WTO considera la Cina come "un’economia non di mercato".

"Riconoscere lo statuto di economia di mercato della Cina equivale a riconoscere la realtà attuale del nostro sistema economico", ha commentato il vice ministro cinese al Commercio, Ma Xiuhong, all’indomani di un incontro con Mandelson.

Ylenia Rosati

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