Cina pubblica “Carta per gli anziani”

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18 Dicembre 2006

PECHINO: Sembrano ormai storiche le fotografie degli anziani cinesi che, di prima mattina, praticano il taijiquan — antica arte marziale — nei parchi di Pechino e di Shanghai. Fare sport, giocare a mahjong con i vicini di casa e circondarsi delle attenzioni di figli e nipoti, sono le tradizionali occupazioni della terza età.

In Cina la vecchiaia, momento della "raccolta dei frutti", è rispettata e gli anziani godono di una pacata serenità interiore. Ma i parchi scompaiono soffocati dai grattacieli, i vicini di casa diventano sempre più estranei e i figli non hanno più tempo per andare a trovare i genitori. Come vivranno gli anziani nella società moderna?

Se finora il governo non aveva mai sentito la necessità di mettere l’argomento "nero su bianco", la scorsa settimana ha pubblicato la "Carta per gli anziani". Il documento, primo nel suo genere, è composto di diecimila caratteri e illustra nel dettaglio i piani di applicazione di oltre duecento regolamenti in materia di previdenza promulgati negli ultimi vent’anni.

La Carta sottolinea che la Repubblica Popolare, fin dalla fondazione nel 1949, ha prestato particolare attenzione alla difesa dei diritti degli anziani e allo sviluppo dei settori industriali a essi correlati, come la sicurezza, i servizi, la sanità, la cultura, l’educazione e lo sport. Alla fine del 2005, la Cina contava 317.000 organizzazioni per gli anziani, di cui tredici a livello nazionale con oltre 650.000 iscritti, come la China Senior Professors Association e l’Association of Senior Scientists.

Anche se è difficile immaginare che tutti i regolamenti saranno applicati nel breve termine, certo è che fare fronte all’invecchiamento demografico è per il governo una necessità prioritaria. Lo dimostra la propaganda dei media, che trasmettono continuamente pubblicità di compagnie di assicurazioni e di ospedali.

Ma a illustrare lo spessore del problema sono i soprattutto i dati: alla fine del 2005 il paese contava 144 milioni di ultrasessantenni, pari all’11% della popolazione, contro il 5% nel 1982. Gli ultraottantenni sono oggi 16 milioni. L’aspettativa attuale di vita è di 72 anni, contro i 49 nel 1950. Il numero degli anziani sta crescendo al ritmo annuale del 3% e le Nazioni Unite stimano che alla fine della prima metà del secolo potrebbe raggiungere i 437 milioni, cioè un quinto della popolazione mondiale.

Anche il rapporto fra i lavoratori e i pensionati toccherà il 2,5 a 1 nel 2020, secondo le previsioni della China National Committee on Ageing, lanciando una sfida alla previdenza sociale. In Cina il passaggio da società adulta ad anziana è avvenuto in soli diciotto anni, a confronto delle decine o centinaia di anni nei paesi sviluppati.

Oggi gli anziani vivono ancora relativamente bene, dicono le statistiche. Nelle città il 38,7% partecipa ad attività sociali e il 5,2% svolge ancora lavoro retribuito, mentre nelle aree rurali il 36,4% è impegnato nella coltivazione dei campi.

Ma lo sviluppo economico accelerato comincia a portare conseguenze negative. I giornali denunciano sempre più casi di genitori abbandonati a se stessi dai figli che emigrano dalle campagne verso le città. Milioni di vecchi contadini rimangono soli, privi di pensione e nell’impossibilità di affrontare le crescenti spese per le cure mediche.

Un recente studio ha rivelato che 7 milioni di anziani cinesi si augurano di trascorrere gli ultimi anni di vita in case di cura, ma alla fine del 2005 nel paese erano disponibili solo 1,5 milioni di posti letto. Nel 2004 il fondo pensionistico statale ha raggiunto i 350 miliardi di yuan — circa 34 miliardi di euro – registrando una crescita del 66% rispetto al 2000. Fra i nuovi piani di sviluppo, il governo ha assicurato l’aggiunta di 2,2 milioni di posti letto nelle aree rurali e 800.000 nelle città entro i prossimi quattro anni.

Nell’attesa, gli anziani potranno godere ancora per un po’ dell’eco di tradizioni lente a morire. Noncuranti di automobili e cemento, continuano a praticare il taijiquan negli spazi liberi rimasti. A resistere all’incalzare dei "valori" moderni, è anche la nota pietà filiale, principio cardine delle filosofia confuciana. La scuola e i media insegnano ancora l’assoluto rispetto da parte dei giovani verso gli anziani. Così, nonostante l’apparente atteggiamento ribelle, la maggior parte dei figli si sente obbligata a contribuire con una percentuale del proprio stipendio al mantenimento dei genitori.

Poche settimane fa un figlio "degenere" è stato portato in giudizio dal padre, che lo ha accusato di non avergli regolarmente fatto visita. Nelle campagne e nei vecchi quartieri cittadini è tuttora relativamente diffusa la curiosa abitudine, da parte dei vicini di casa, di "preoccuparsi" dell’osservanza della pietà filiale: se un figlio non rispetta i propri genitori, troverà un cartello accusatorio dietro la porta di casa e "perderà la faccia". Il sistema è un po’ spartano ma, finché durerà, i cinesi continueranno a invecchiare più serenamente di noi.

Marzia De Giuli