Cina, rallenta processo di desertificazione

29 Maggio 2006

PECHINO: La Cina, le cui zone desertiche coprono 1/3 di tutto il suo territorio, sta assistendo ad un rallentamento nel processo di desertificazione, che finora ha letteralmente "inghiottito" tutti i terreni coltivabili.

Alla fine del secolo scorso, la desertificazione in Cina avanzava ad un tasso annuale di 10.400 chilometri quadrati, riferisce Zhu Lieke, direttore dell’Amministrazione forestale statale, rallentando oggi fino ai 3mila chilometri quadrati l’anno. Ciononostante, la situazione nella regione è ancora grave e in alcune aree la sabbia avanza sempre più rapidamente.

Tra le cause non ci sono solo ragioni climatiche ma soprattutto uno sfruttamento intensivo dei campi, il cattivo uso delle risorse idriche e l’eccessivo numero degli animali da pascolo. Inoltre, delle politiche sbagliate, la mancanza di una visione d’insieme e l’attenzione agli interessi immediati piuttosto che ai benefici a lungo termine hanno purtroppo contribuito alla situazione attuale.

A causa del disboscamento selvaggio sulle montagne della regione occidentale del Paese e nelle steppe della Mongolia, iniziato negli anni sessanta, non c’è più oramai alcuna protezione contro le violente tempeste di sabbia provenienti dal deserto del Gobi che negli ultimi anni hanno raggiunto persino la Corea del Sud e il Giappone, tingendo di giallo la pioggia e la neve.

Fin dal 1978, il Governo cinese aveva considerato il "piantare alberi" come l’arma migliore per controllare l’attacco del deserto, lanciando campagne di massa organizzate che mobilitavano ogni anno milioni di persone. Risale appunto a quell’anno il più grande progetto ecologico al mondo lanciato dalla Cina, la "grande muraglia verde", una cintura di alberi lunga 4.480 km. nel nord del Paese, cui obiettivo era riportare l’area coperta da foreste dall’attuale 7% al 15% entro il 2050 tenendo così sotto controllo le aree desertificate. Con questi interventi di riforestazione si sono ottenuti buoni risultati in certe aree ma in altre si sono rivelati un fallimento. Gli alberi hanno bisogno di molta acqua per raggiungere la maturità e molti di quelli piantati nelle zone aride e semi-aride o comunque inadatte non sono sopravvissuti.

A tutto ciò si aggiunge poi una costante siccità nelle parti settentrionali della Cina, che "succhia" nutrimento dal suolo rendendolo più facilmente trasportabile dal vento.

Uno studio pubblicato lo scorso anno dalle Nazioni Unite riferisce che l’avanzamento dei deserti potrebbe spingere circa 50 milioni di cinesi ad abbandonare le loro terre entro il 2010.

Ylenia Rosati