Cina: sotto accusa gli aborti selettivi

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2 Agosto 2006

PECHINO: Il Governo punirà chi effettuerà intenzionalmente degli aborti di feti femminili – sostiene oggi la Commissione Statale per il Controllo Demografico – sebbene le leggi emesse a giugno non lo considerino un crimine.

La Cina ha assistito al processo di 3mila casi di aborti selettivi per ragioni non mediche negli scorsi due anni. Attualmente, il Colosso asiatico non vieta gli aborti selettivi, ma delle leggi per la pianificazione familiare proibiscono questa pratica se non per ragioni esclusivamente mediche.

La politica del figlio unico – vecchia di 30 anni – ha fatto dell’aborto un metodo ampiamente usato nel controllo familiare. Per questo e a causa della tradizionale preferenza per i figli, la Cina sta affrontando un crescente squilibrio demografico, con molti più uomini che donne, ovvero 113 maschi per ogni 100 femmine, rispetto alla media mondiale di circa 105 maschi per 100 femmine.

A giugno, la Cina ha cancellato una proposta di legge che avrebbe vietato gli aborti selettivi, in quanto, secondo alcuni, sarebbe troppo difficile raccogliere prove per avviare dei processi e, inoltre, le donne hanno il diritto di conoscere il sesso del nascituro.

Gli esperti del settore sostengono, tuttavia, che l’assenza di chiare leggi avrebbe incoraggiato l’uso degli aborti da parte delle famiglie che desiderano un figlio maschio.

Ylenia Rosati

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