Cina: un boom da settimo cielo

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23 Marzo 2007

PECHINO: Mentre Air China chiude un 2006 da record, China Aviation Industry Corporation (AVIC) lancia un nuovo vettore per i voli interni, che può trasportare tra 78 e 105 passeggeri.

Intanto, l’Amministrazione Generale dell’Aviazione Civile annuncia 74 nuovi aeroporti nella Cina occidentale – tra ristrutturazioni e progetti inediti – e l’Hong Kong International Airport si guadagna il titolo di miglior aeroporto del mondo, secondo l’Airports Council International.

Il boom della Cina passa anche dai cieli e l’enorme traffico previsto per le Olimpiadi di Pechino 2008 farà da trampolino per un’ulteriore crescita del settore. Il processo non è però esclusivamente legato all’evento sportivo. E’ in corso un trend più profondo e costante nel tempo, che ha a che fare con il business in terra cinese e con la scoperta della Cina da parte del turismo internazionale. C’è poi il nuovo ma già esplosivo fenomeno del turismo cinese all’estero. Nel 2005, i turisti cinesi nel mondo sono stati oltre 31 milioni; un esercito che, per esempio, è già responsabile di un buon 5% di tutti gli acquisti tax-free.

L’aereo per voli interni presentato recentemente – l’ARJ-21 – è nelle intenzioni dell’AVIC il primo passo di una politica industriale di lungo periodo, che dovrà permetterle di competere con Boeing e Airbus. E’ infatti già stato approvato il progetto per la costruzione, entro il 2020, di un gigante dei cieli capace di trasportare oltre 150 passeggeri.

Alla Boeing fanno buon viso e ostentano sicurezza. Scott Carson, responsabile della divisione commerciale del colosso statunitense, dichiara: "Non c’è da meravigliarsi che un Paese come la Cina abbia ambizioni del genere. Noi dobbiamo semplicemente continuare a migliorare e venire incontro alle richieste dei clienti. Abbiamo sempre giocato d’anticipo sui potenziali concorrenti".

Del resto, Pechino prevede che il Paese avrà bisogno di 2.230 nuovi aerei entro il 2025, destinati sia ai voli interni, sia a quelli internazionali. Sebbene la produzione cinese sia privilegiata, si aprono buone prospettive anche per la concorrenza straniera. Airbus ha già aperto una linea di assemblaggio dei suoi A320 a Tianjin, nel nord del Paese, mentre le fabbriche cinesi forniscono componenti sia al consorzio europeo, sia a Boeing.

Dal canto suo, Air China snocciola le cifre di un notevole 2006: profitto netto di 2.7 miliardi di yuan – circa 260 milioni di euro – con un incremento su scala annua dell’11,7%, nonostante l’aumento del prezzo del carburante. La compagnia di bandiera ha trasportato quasi 34 milioni di passeggeri: più 14,2%.

Sono state lanciate 35 nuove rotte, alcune assai strategiche perché collegano Pechino alle principali città dei nuovi Paesi emergenti, come Dehli e Sao Paolo.

Il presidente della compagnia, Li Jiaxing, ha collegato questo boom alla crescita generalizzata dell’economia e della società cinesi. Li si aspetta un’ulteriore impulso da Pechino 2008.

Proprio Pechino 2008 rivela però la contraddizione insita nella crescita dell’aviazione civile cinese. L’allargamento del Beijing International Airport, progettato da Foster & Partners, porterà alla costruzione di un futuristico terminal, esteso per più di un milione di metri quadrati e in grado di gestire il passaggio di 60 milioni di viaggiatori all’anno.

Per consentire questa espansione, i contadini dei dintorni sono stati espulsi dalle loro case, in seguito demolite, ma in molti casi non hanno ricevuto ancora un indennizzo economico.

Gabriele Battaglia