Cina: una popolazione di anziani

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29 Giugno 2006

SHANGHAI: Shanghai, nota per la sua dinamicità, modernità, e gioventù, è in realtà la città cinese con il maggior numero di anziani.

Il 20% della sua popolazione, (13.6 milioni di abitanti) è sopra i 59 anni, l’età pensionistica ufficiale qui. A Shanghai il popolo dei pensionati cresce rapidamente, con 100mila nuovi anziani ogni anno. Entro il 2020, circa un terzo dei residenti della città avrà oltre 59 anni, trasformando completamente il tessuto sociale della metropoli e aggiungendo nuove tensioni al suo boom economico.

Tuttavia, questi cambiamenti vanno ben oltre Shanghai.

Gli esperti infatti sostengono che la città sta guidando una delle maggiori trasformazioni demografiche della storia cinese, con profonde implicazioni per l’intero Paese.

La Cina, che ha costruito la sua forza economica sulla base di rifornimenti apparentemente infiniti di manodopera a basso costo, potrebbe ora dover affrontare un crollo della forza lavoro.

Inoltre, una popolazione che invecchia troppo velocemente potrebbe anche danneggiare la credibilità del governo comunista, in quanto il principale artefice di questo cambiamento storico con la politica del ‘figlio unico’.

Introdotta una generazione fa, la politica del controllo delle nascite, rafforzata soprattutto nelle aree urbane, ha risparmiato al Paese 390 milioni di nascite, ma potrebbe rivelarsi ora un grosso sbaglio.

Oggi i cinesi vivono più a lungo e hanno meno figli, rispecchiando le tendenze che caratterizzano anche altre parti del mondo. Tuttavia, un tasso di nascite straordinariamente basso ha creato un forte squilibrio tra giovani e anziani che minaccia il sistema pensionistico cinese. Gli esperti prevedono anche tensioni nel sistema di registrazione familiare, che limita la migrazione interna.

"Negli ultimi 20 anni, la Cina ha goduto di un alto tasso di popolazione in età da lavoro, ma la situazione sta cambiando", dichiara Zuo Xuejin, vice presidente della Shanghai Academy of Social Sciences che aggiunge "Diminuendo la popolazione in età da lavoro, i costi della manodopera in Cina stanno diventando meno competitivi e le industrie in Paesi come il Vietnam e il Bangladesh diventeranno presto le nuove mete per gli investitori stranieri"

Zuo ha riferito inoltre che gli investitori stranieri hanno cominciato a delocalizzare le proprie industrie anche all’interno della Cina stessa, spostandosi da Shanghai e dalle città del versante orientale verso l’entroterra, dove c’è manodopera giovane e a basso costo.

Per quanto lontani possano sembrare questi problemi alla Shanghai di oggi, la città più ricca della Cina, prove di questi cambiamenti in atto sono già visibili.

Se Shanghai rappresentava in passato il futuro della Cina, potrebbe essere Jing’an, un distretto centrale di Shanghai dove 4mila persone (il 30% dei residenti) sono al di sopra dei 60 anni, il nuovo futuro della nazione.

Le società ricche sono abituate alle case di riposo, ma si tratta di un settore relativamente nuovo per la Cina, specialmente se paragonato al suo numero di anziani. Zhang Minsheng ha aperto la prima casa di riposo privata nel 1998, in una zona industriale lontana dal Shanghai.

"In passato gli anziani evitavano le case di risposo perché considerate posti per coloro senza discendenza", sottolinea Zhang "Ora è diventata una cosa normale."

L’età pensionistica in Cina va generalmente dai 50 ai 60 anni. Alzare l’età di pensionamento aumenterebbe le pressioni sul sistema pensionistico, ma renderebbe più difficile la vita ai giovani che cercano lavoro. L’eliminazione delle restrizioni sulla migrazione interna solleva invece la prospettiva di una migrazione di massa, mentre l’abbandono della politica del figlio unico sarebbe politicamente errata, dato che il governo ha già fatto in questi anni delle concessioni, permettendo a mariti e mogli, anch’essi figli unici, di avere un secondo figlio, ed eliminando il periodo di quattro anni di attesa tra una nascita e l’altra per coloro autorizzati ad avere un secondo figlio.

Tuttavia, secondo gli esperti la leadership resisterà a qualsiasi misura radicale, restia a riconoscere che uno degli esperimenti sociali più ambiziosi del 20esimo secolo, concepito e applicato dal Partito comunista stesso, "potrebbe essersi stato in un certo senso un fallimento".

Ylenia Rosati

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