Cina-Vaticano: ‘brevi colloqui non assicureranno ripresa relazioni’

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28 Giugno 2006

HONG KONG: Non basteranno certo "un paio di colloqui" a ristabilire le relazioni tra la Cina e il Vaticano, ha dichiarato ieri il leader dell’istituto che controlla la Chiesa Cattolica in Cina.

Le dichiarazioni di Anthony Liu Bainian, vice presidente dell’Associazione Cattolica Patriottica cinese, giungono in corrispondenza al comunicato del ministro degli Esteri che si è rifiutato di confermare la visita oggi a Pechino di una delegazione di alto livello del Vaticano, per negoziare la ripresa dei rapporti bilaterali.

L’Arcivescovo Claudio Maria Celli, negoziatore del Vaticano, nonché noto esperto di politica cinese, e il Monsignor Gianfranco Rota Graziosi, sottosegretario del Segretariato di Stato del Vaticano, prevedono di restare a Pechino fino a sabato.

Sostenendo di non poter confermare la visita, Liu ha inoltre dichiarato che la sua associazione non è coinvolta nelle negoziazioni diplomatiche, dato che ciò è solo responsabilità del Governo cinese e di quello del Vaticano.

"La ripresa delle relazioni diplomatiche tra Cina e Vaticano non è certo cosa da poter risolvere in due giorni, e nessun risultato si otterrà da un paio di discussioni", ha sottolineato Liu, che però si augura che il dialogo prosegua.

Uno dei maggiori ostacoli ad una normalizzazione delle relazioni Cina-Vaticano è la recente disputa sulla nomina dei vescovi da parte dell’Associazione cattolica patriottica, senza l’avvallo papale.

La Santa Sede ha infatti recentemente invocato una legge che imponga la scomunica di coloro che hanno preso parte alla nomina. Inoltre nega il coinvolgimento della maggior parte dei governi del mondo nella scelta del clero, tranne in rari casi quali il Vietnam, altra nazione asiatica comunista, dove i vescovi sono nominati senza previa consultazione col Vaticano.

La situazione sarebbe ulteriormente aggravata dalle periodiche repressioni contro la chiesa sotterranea in Cina – fedele al Papa – inclusi gli arresti di dozzine di preti. La Cina avrebbe imprigionato circa 2.000 cristiani in 15 province tra il maggio del 2005 e il 2006, secondo il China Aid Association. La provincia che ha visto il maggior numero di persecuzioni è quella dello Henan, dove sono stati arrestati 823 tra preti e fedeli, la maggior parte di cui rilasciati dopo interrogatori della durata di 24 ore o addirittura mesi.

"Il Governo cinese salvaguardia e garantisce la libertà religiosa in accordo con la legge", ha dichiarato ieri il portavoce del ministero degli Esteri, Jiang Yu che ha poi aggiunto "Tuttavia, la Cina non permetterà mai alle forze straniere di interferire negli affari religiosi interni al Paese."

Ylenia Rosati

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