Cina, in vigore la nuova legge fallimentare

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6 Giugno 2007

PECHINO: E’ entrata in vigore in Cina il 1° giugno la nuova legge fallimentare approvata nell’agosto dello scorso anno e destinata a segnare l’avvento di una nuova fase nello sviluppo dell’economia di mercato cinese.

La nuova legge statuisce infatti, per la prima volta, che tutte le aziende cinesi, pubbliche e private, possano ufficialmente dichiarare il fallimento e liquidare i propri beni per soddisfare i diritti dei creditori.

Fino ad oggi tale possibilità era limitata, peraltro con numerose restrizioni, alle sole aziende pubbliche, mentre le aziende private, in caso di effettivo fallimento, venivano a trovarsi in una sorta di limbo, poichè da un lato non erano legittimate a vendere i propri assets e, dall’altro, i propri debiti non potevano essere comunque cancellati.

Secondo quanto previsto dalla nuova normativa, tutte le aziende operanti in Cina, siano esse di proprietà statale o privata, saranno soggette ad un’unica disciplina fallimentare. Nell’ipotesi in cui una qualsiasi azienda dovesse dichiarare il fallimento verrà infatti applicata una procedura standard, a prescindere dalla titolarità dell’azienda medesima.

Tale procedura è stata strutturata secondo un’impostazione in grado di assicurare un processo di liquidazione snello e rapido che faciliti la riallocazione dei capitali. I creditori, questa una delle novità principali, avranno precedenza rispetto ai lavoratori al momento della liquidazione dei beni dell’azienda fallita. Questa standardizzazione consentirà pertanto di introdurre una garanzia di maggiore efficienza sul mercato economico locale privilegiando al contempo le parti creditrici. Anche le banche saranno dunque in una posizione di maggiore vantaggio poichè potranno limitare i rischi e le perdite sui prestiti.

In precedenza l’unica legge in materia fallimentare era stata promulgata nel 1986, ma aveva ad oggetto esclusivamente le aziende di proprietà statale e non garantiva in alcuna misura i creditori, ma solamente i lavoratori licenziati. Negli anni successivi, fino all’approvazione della nuova legge, avvenuta lo scorso agosto, il paese ha dovuto far fronte a numerose aziende pubbliche insolventi, molte delle quali non erano state in grado di sostenere la forte concorrenza sul mercato. Dal 1994 al 2005, un totale di 3658 aziende statali hanno subìto quella che veniva chiamata "chiusura amministrativa", per effetto della quale l’azienda veniva liquidata, pur non essendone ufficialmente dichiarata la bancarotta, e a privilegiare della vendita degli assets erano innanzitutto i lavoratori licenziati e solo in via residuale i creditori: proprie per effetto dell’applicazione di tale normativa numerose banche hanno visto sfumare i prestiti concessi ad aziende poi rivelatesi insolventi.

Attualmente, con l’economia cinese in crescita in doppia cifra e i guadagni delle aziende sempre più elevati, la promulgazione di una legge fallimentare potrebbe apparire superflua, ma sono in molti a ritenere che l’adozione di una tale normativa sia particolarmente opportuna in un’ottica di lungo periodo per tranqullizzare banche ed investitori.

Fabio Grandin