Cinema dall’Asia: L’omaggio a Sergio Leone viene dalla Corea

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9 Maggio 2009

UDINE: The Good, The Bad and The Weird: il Leone Coreano

Il regista coreano Kim Jee-woon racconta il suo originalissimo e spettacolare omaggio a Sergio Leone, presentato al Far East Film di Udine nel ventennale della scomparsa del grande Maestro, la sua passione per il western italiano e le influenze europee sul suo Cinema

Quale miglior omaggio poteva rendere a Sergio Leone, nel ventennale della sua scomparsa, il Far East Film Festival di Udine che proiettare in anteprima italiana assoluta "The Good, the Bad and the Weird" di Kim Jee-woon, personalissima versione coreana dell’opera del grande Maestro? Kim Jee-woon è stato fin da ragazzo un grande fan di Leone e il suo spettacolare film è un dichiarato omaggio, traboccante di citazioni "Era un regista rivoluzionario e ho sempre pensato che, se anch’io un giorno fossi diventato regista, avrei seguito il filone di questo grande Maestro. Leone ha lasciato un segno importante nella storia del Cinema mondiale e senza di lui il genere gangster avrebbe avuto un gran vuoto. Dall’altra parte del mondo ho avuto l’onore di realizzare un film ispirato alle sue opere ed è un onore anche presentarlo proprio nel Paese in cui è nato un genere così importante".

Ma non solo. Kim Jee-woon è cresciuto con gli spaghetti western e il suo omaggio si estende all’intero genere. "Mi sono avvicinato al Cinema con Terence Hill e la serie di Trinità, con Franco Nero e Django di Sergio Corbucci, con Giuliano Gemma. Gli spaghetti western avevano elemento particolare: i personaggi erano tutti cattivi, sporchi, spietati. Nei western americani combattevano per dei valori, per il Bene, in quelli italiani per la sopravvivenza".

E’ strano sentire un regista coreano pronunciare queste parole, d’altra parte tutta la sua filmografia (Kim Jee-woon non può essere catalogato in un genere: ha sperimentato l’Horror con "Two Sisters", il gangster, la commedia sul wrestling, e il western era il passo che tutti si attendevano) subisce dichiaratamente le suggestioni e le atmosfere del Cinema Europeo. "Mi sono sempre ispirato ad un genere cinematografico o ad un regista e in futuro vorrei creare qualcosa di originale, io stesso sono curioso di come sarà il mio prossimo film. Mi sono anche spesso domandato cosa i miei film avessero in comune e nemmeno i critici coreani hanno saputo dirmi quale sia la caratteristica del mio Cinema. Forse c’è una frase che unisce tutti i miei film: gli uomini fanno progetti e gli Dei li disfano. E’ il tema che ritorna in tutte le mie storie."

E così, come con "Bittersweet Life", uno dei più bei gangster orientali mai realizzati, s’ispirava al noir francese di Jean Pierre Melville più che al classico noir americano (e, per restare in tema di noir francese, presto il regista girerà negli Stati Uniti il remake di "Il Commissario Pelissier",grande classico degli Anni Settanta), così "The Good, the Bad and the Weird" si rivolge al nostro western più che ai prototipi americani, e a Leone che ne ha cantato la decadenza. "E’ sempre stato un mistero per me il suo saper mantenere una grande tensione pur in andatura lenta. Trovo leggendarie le sue lunghissime inquadrature in primo piano riuscendo a creare una magica attenzione. E poi i suoi personaggi non sono eroi come nei western americani, hanno tutti qualcosa di diverso". E, come Leone stesso con "Per un pugno di dollari" si era ispirato all’Oriente (il giapponese "La sfida del Samurai" di Kurosawa) con Kim Jee-woon le storie di Leone tornano in Oriente, proprio come con "Bittersweet Life" portava in Corea una storia "alla Melville" che a sua volta si era ispirato al personaggio del Samurai nel ritratto del suo gangster solitario.

In questo gioco di rimandi e ritorni la storia "leoniana" diretta da Kim Jee-woon acquista un sapore e un ritmo totalmente diversi dal suo originale. Ai tempi dilatati il regista antepone una velocità frenetica e convulsa che ne fa un’opera del tutto nuova, un mix di citazioni e influenze cinematografiche, riuscendo a trovare un perfetto e curioso equilibrio tra Leone e Tarantino. "Ho inserito l’emozione dell’azione dinamica propria del Cinema Coreano. Ho voluto così attingere agli elementi del Cinema di Leone trasformandoli in un film coreano. Vi sono elementi del Cinema d’azione di Hong Kong, un critico mi ha detto che le scene al Ghost Market gli ricordavano Blade Runner, e un critico francese lo ha addirittura definito Star Wars in versione western. D’altra parte anch’io penso che Star Wars abbia a che fare col western. Per la scena dell’inseguimento a cavallo mi sono ispirato a Mad Max e quella del triello è un omaggio esplicito a Leone. In quanto a Tarantino, siamo della stessa generazione. Come lui non ho difficoltà ad introdurre effetti speciali e tecnologie nuove e ci viene spontaneo il mescolare elementi diversi. Di lui mi piace come riesce a mettere insieme battute straordinarie, ma è una cosa che si può imitare, mentre quando vedo i film dei grandi Maestri del passato mi chiedo come abbiano potuto realizzarli".

"Joeun-nom, nappeun-nom, yisanghan-nom"" è tutto un capogiro di cavalcate, sparatorie, colori, balordi, disperati, motociclette, bande rivali, perdendosi nell’immensità arida dei deserti manciuriani, introducendo elementi comici (il personaggio dello "Strano" è la scheggia impazzita che ravviva il contrasto tra il "Buono" e il "Cattivo"), un rutilante rincorrersi di sequenze eccessive ed emozionanti, a partire dai colpi di pistola che centrano i titoli di testa lanciati da un falco in picchiata lungo la ferrovia, fino alla suspense del triello e alla strepitosa scena dell’inseguimento a cavallo, 20 minuti straordinari e caleidoscopici di rimbombi fino ad un incantato stordimento. "Sono felice di portare in una città carina e tranquilla come Udine un film così movimentato e violento –scherzava il regista nel presentare il film all’affollata platea del Teatro Giovanni da Udine, presente anche, per l’omaggio a Leone, il Direttore della Fotografia Dante Spinotti — Potete anche parlare come volete, tanto il film è assordante e pieno di sparatorie e nessuno vi sentirà".

Certo le difficoltà sul set sono state molte, a partire da quelle climatiche. "Avevo cercato proprio un ambiente spietato. In Manciuria la temperatura arrivava fino a 40 gradi, ci sembrava di sanguinare sulla schiena e sulle spalle e quelli che cadevano da cavallo avevano problemi di ustioni. E poi soffiavano le tempeste di sabbia. Quando tornavo in albergo e vedevo la sabbia sciogliersi sotto la doccia mi sembrava di essere nella scena di Psyco". Per non parlare della sequenza iniziale del treno. "Girare sul treno in corsa è stata la difficoltà principale, lo spazio era molto limitato per mostrare scene diverse, ma il personaggio del Weird che saliva sul treno per una semplice rapina era l’elemento chiave per rendere dinamici gli altri personaggi e dare il via allo scontro tra i tre protagonisti. Certo era pericoloso riprendere le scene sia all’interno che all’esterno del treno".

Nel cast ritroviamo gli attori preferiti di Kim Jee-woon. Lee Byung-heon (Bittersweet Life) è Chang-yi, un "Bad" di nero vestito, con un sorriso sardonico stampato in volto, un dandy sadico e raffinato "Non volevo renderlo un semplice bandito, ma mostrarlo ammiratore della vita culturale, un amante dell’Opera". Song Kang-ho (The Foul King) è Tae-gu, un "Weird" grottesco e divertente, mentre Jung Woo-sung, l’eroe di "Musa" di Kim Sung-su e star della scena rock coreana, è Park Do-won, un "Good" enigmatico e affascinante che piacerebbe allo stesso Clint Eastwood.

Gabriella Aguzzi, in collaborazione con QuartoPotere.com