Clima di protesta a Seoul: preoccupazione per la ratifica al trattato di libero scambio con USA

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17 Giugno 2008

SEOUL: In questi giorni decine di migliaia di manifestanti (foto) hanno messo in scena una protesta pacifica iniziata nel tardo pomeriggio e proseguita fino a tarda notte nonostante la pioggia, non si registrano scontri significativi con la polizia, presente in maniera massiccia con almeno 20.000 agenti in tenuta anti sommossa.

Alla fine del 2007 sulla spinta della Trade Promotion Authority, un’emanazione diretta dell’amministrazione Bush, gli Stati Uniti hanno firmato con la Corea del Sud il cosiddetto FTA Free Trade Agreement, un accordo commerciale stimato attorno agli 850 milioni di dollari e che metteva fine a gran parte dei dazi all’importazione per i prodotti USA. Già al tempo della ratifica del trattato, imponenti manifestazioni avevano avuto nel mirino il Presidente Rho Moo-Hyun, all’epoca ormai a fine mandato e reo secondo i manifestanti di aver sottostimato il trattato, gettando i produttori coreani, fino a quel momento protetti dai dazi all’importazione e altre misure restrittive, in una competizione commerciale con quelli americani. Il trattato era poi stato comunque firmato tra le proteste, aggiungendo alcuni emendamenti come l’esclusione del riso tra i prodotti Free Trade al fine di calmare la piazza già surriscaldata da altre questioni sociali.

Le autorità coreane, firmando il trattato, hanno però clamorosamente sorvolato su un altro fronte: l’importazione del manzo Usa.

Dopo la crisi della mucca pazza o sindrome BSE in Usa e Inghilterra nel 2003, la Corea come altri Paesi tra cui l’Italia, aveva bandito la carne proveniente dagli Stati Uniti per motivi di sicurezza, permettendo l’importazione solo di tagli lontani dalla colonna vertebrale e di animali particolarmente giovani, quindi a minor rischio BSE. Il trattato firmato ad aprile 2007 ed entrato in vigore ai primi di Giugno, ha riammesso l’importazione senza restrizioni della carne made in USA scatenando le proteste della popolazione per la mancata tutela della propria salute da parte del Governo.

L’amministrazione del Presidente Lee Myung-Bak insediato da appena 3 mesi, ha dapprima cercato di rassicurare i consumatori coreani sulla sicurezza delle carni americane, poi ha attivato un improbabile marcia indietro sul trattato, richiamando al tavolo i negoziatori Usa.

La crisi ha messo in luce l’inefficienza e la scarsa attenzione alla cittadinanza dell’amministrazione Lee che si trova ad affrontare ora proteste a tutto campo sulla sua presidenza, ben otto ministri hanno presentato al Presidente le loro dimissioni e ancora non è chiaro se saranno accettate, rappresentando una vera e propria ammissione di colpa da parte del Presidente.

Gli Usa da parte loro non sembrano intenzionati a modifiche sostanziali del trattato, se a ciò sommiamo le esternazioni poco felici dell’ambasciatore americano Alexander Vershbow che ha espresso dubbi sul livello di educazione del consumatore coreano, è facile capire i rigurgiti anti americani che caratterizzano le proteste di questi giorni.

La situazione è al momento in una fase di stallo, le autorità coreane hanno richiesto che il trattato sia modificato per permettere l’importazione solo di carne proveniente da capi di età inferiore a 30 mesi, l’accettazione di tali modifiche non condizionerebbe granché il tono della protesta che ormai richiede a gran voce le dimissioni del neo insediato Presidente Lee.

dal nostro corrispondente, Riccardo Fiamengo

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