Clima di tensione in Asia: Abe approva lo scudo d’intercettazione missilistica

29 Giugno 2007

TOKYO: Tokyo accusa Pyongyang di non aver rispettato trattati di sicurezza internazionale sottoscritti da entrambi i governi nel 2002 e si prepara ad un’azione concreta di tutela militare nel caso di ulteriori minacce. Abe richiama all’attenzione della comunità internazionale l’atteggiamento nord coreano degli ultimi giorni e oltre al blocco della trattativa diplomatica per il programma di disarmo nucleare, menziona la serie di test di lancio missilistico esercitati nell’ultimo periodo in direzione giapponese.

Secondo quanto riportato da un dichiarazione ufficiale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, infatti, nella giornata di mercoledì la Corea del Nord avrebbe effettuato un lancio d’esercitazione sul mar del Giappone di tre missili a breve gettata. Un episodio che non rappresenta un caso singolare nell’ultimo mese, dato che il 25 maggio ci eravamo già occupati del lancio di ordigni balistici da parte di Pyongyang sul mar del Giappone, azione che aveva destato non pochi allarmismi sulla popolazione giapponese e un clima di riaccesa polemica sulla validità della trattativa intavolata dal Six Party.

E’ di oggi poi la notizia, apparsa sulla stampa giapponese, di un richiamo da parte del primo ministro Shinzo Abe dell’atteggiamento nord coreano e della ferma impossibilità di procedere nella direzione di qualsiasi trattativa. Secondo Abe difatti, Pyongyang avrebbe già da tempo violato la "Dichiarazione di Pyongyang" del 2002, stilata fra Giappone e Nord Corea, definita nel rispetto della sicurezza reciproca e secondo cui l’offensiva coreana avrebbe cessato qualsiasi attività di lancio missilistico. Un documento che avrebbe dovuto soddisfare la necessità di un clima disteso per l’avvio delle trattative promosse dal Six Party. Ma dal blocco della risoluzione che vede al centro il programma di disarmo nucleare nord coreano e parallelamente la cessione di alcuni fondi monetari congelati in alcuni istituti bancari a favore di Pyongyang, il clima sembra essersi riacceso e ben lontano da una dimensione di dialogo.

Se il capo della segreteria di Governo Yasuhisa Shiozaki sembra voler attenuare gli allarmismi specificando dell’impossibilità di stabilire se i missili lanciati fossero realmente pericolosi per la sicurezza del Giappone e avanzando dell’ipotesi che si trattassero di semplici test, Abe appare più rigido e richiama a gran voce la necessità di predisporre una tutela reale all’eventualità di un peggioramento della situazione. Oggi infatti è previsto il riunirsi di uno special panel governativo, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa giapponese Kyodo, con lo scopo di studiare la modalità di partecipazione giapponese alla creazione di uno scudo difensivo per l’intercettazione di missili lanciati da Pyongyang e rivolti verso territorio non solo giapponese ma anche americano. A tal proposito Abe ricorda il lancio effettuato meno di un anno fa del missile nord coreano Taepodong 2, primo ordigno balistico in grado di raggiungere i confini dell’america nordoccidentale. "Non possiamo ignorare che Pyongyang dispone di risorse militari dalla vasta portata offensiva" spiega Abe in conferenza stampa "ed è intenzione di questo governo prevedere ogni possibilità di minaccia e predisporre le misure difensive per il bene del nostro Paese e della comunità internazionale"

Il panel di oggi richiamerà alla necessità di garantire coerenza costituzionale e conformità legislativa ad un vero e proprio intervento militare giapponese a fianco dell’alleato statunitense nel caso in cui la situazione di apparente stabilità diplomatica nell’Asia orientale dovesse aggravarsi, come del resto Abe ha ribadito più volte di aspettarsi. Nessuna dichiarazione da Pyongyang. Ma dall’incontro di giovedì fra il ministro degli esteri giapponese Taro Aso e quello cinese Yang Jiechi è emersa anche la presa di posizione di Pechino, anche se meno accesa nei toni rispetto a qualle della controparte giapponese. Nella telefonata di oltre trenta minuti di ieri, i due ministri avrebbero parlato della necessità di cooperare non solo per garantire la riuscita del tavolo negozionale del Six Party sancito dalla firma dell’accordo del 13 febbraio scorso, ma anche per la sicurezza e il dialogo diplomatico fra le potenze dell’Asia orientale. Pechino però potrebbe vedere la rigida presa di posizione di Abe e la riaffermata vicinanza militare filo statunitense come un ostacolo alla prospettiva di un clima di paritario dialogo multilaterale.

Paolo Cacciato