Clima, nessun progresso possibile senza Stati Uniti, Cina e India

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29 Marzo 2006

AUCKLAND: Il premier britannico Tony Blair ha fatto appello oggi, a conclusione di un accordo successivo al protocollo di Kyoto sulla riduzione del gas a effetto serra, all’inclusione di Stati Uniti, Cina e India, poiché senza di loro l’accordo non avrebbe nessuna possibilità di riuscita. Parlando al termine di una breve visita in Nuova Zelanda, Blair ha affermato: "Ciò che è necessario è ottenere un accordo internazionale che includa come obiettivo principale la stabilizzazione dei cambiamenti climatici. Tuttavia, senza la partecipazione dell’America e delle economie emergenti della Cina e l’India, non arriveremo a nessuna soluzione", ha dichiarato il premier all’indomani di una conferenza stampa con la controparte neozelandese Helen Clark. Il Protocollo di Kyoto, siglato da 34 paesi nel 1997, riguarda solo i paesi industrializzati (56% delle emissioni di carbone nel mondo). I paesi in via di sviluppo che lo hanno ratificato, di cui la Cina e l’India, non hanno che degli obblighi d’inventario. Gli Stati Uniti (con il 25% delle emissioni) hanno rifiutato il protocollo. All’indomani di una conferenza sul clima a Wellington, il premier ha invitato a cogliere l’opportunità che rappresentano la riunione del G8 a luglio a San Pietroburgo, e del G8+5 in Messico a settembre, per procedere verso un nuovo trattato post-Kyoto. Il protocollo scadrà nel 2012. I suoi firmatari si sono impegnati a limitare le emissioni di gas a effetto serra per arrivare da qui al 2012 ad un livello inferiore al 5,2% rispetto a quello del 1990. "Non possiamo attendere 5 anni per avere un nuovo accordo. Dobbiamo muoverci adesso", ha dichiarato il premier sottolineando che un ritardo sarebbe catastrofico. I suoi commenti arrivano all’indomani della pubblicazione, da parte del governo britannico, di un rapporto secondo cui la Gran Bretagna prevede di raggiungere i suoi obiettivi di riduzione di emissioni a effetto serra, fissati dopo l’accordo di Kyoto (12,5% da qui al l 2012). Blair, in visita in Nuova Zelanda dopo 4 giorni in Australia, è ripartito oggi per l’Indonesia, dove il premier manca da più di 20 anni. Oltre l’incontro con il capo di stato indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, Blair si incontrerà anche con degli alti responsabili musulmani. Quasi il 90% dei 220 milioni di indonesiani sono infatti fedeli all’islam.

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