Condannato un altro cyber dissidente. C’e’ di nuovo lo zampino di Yahoo

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9 Febbraio 2006

Secondo alcuni attivisti Yahoo avrebbe fornito alle autorità cinesi delle prove contro un cyber dissidente, il secondo caso che coinvolge il "cyber gigante" americano. L’ultima tempesta contro le compagnie occidentali in Cina risale solo a poche settimane fa quando Google è finito sotto accusa per aver aderito alla censura dei siti politicamente sensibili, piegandosi così al volere di Pechino. Secondo lo scrittore e attivista Liu Xiaobo, Yahoo avrebbe cooperato con la polizia cinese in un caso che ha portato all’arresto nel 2003 di Li Zhi, condannato a 8 anni di prigione dopo aver cercato di entrare a far parte del partito democratico dissidente. "Come succede in molte giurisdizioni, i governi non sono tenuti a informare i provider sul motivo per cui cercano certe informazioni e di solito non lo fanno", questa la giustificazione di May Osako, portavoce della compagnia. "Yahoo sapeva benissimo che stava aiutando ad arrestare dei dissidenti politici nonché giornalisti e non dei semplici criminali", ha sottolineato "Reporter senza frontiere". A settembre Yahoo era già stata accusata di aver aiutato le autorità cinesi ad identificare Shi Tao, poi condannato a 10 anni di prigione per "aver diffuso all’estero segreti di Stato". Yahoo all’epoca si era difeso dicendo che doveva conformarsi alle leggi locali. Il Governo cinese starebbe stringendo la morsa non solo su siti web ma anche su giornali, rendendo pubblicamente noti i media che vanno contro la "legalità".