Congresso IPI: censura internet e sicurezza dei giornalisti in Cina

31 Maggio 2006

HONG KONG: La denuncia della censura online effettuata dalle autorità cinesi come l’impunità di cui godono gli assassini dei giornalisti nel mondo, ha dominato i dibattiti al Congresso dell’Istituo Internazionale della Stampa (IPI), conclusosi ieri a Edimburgo.

I circa 450 partecipanti venuti da 60 paesi hanno chiesto alla Cina di interrompere la sua censura online avvalendosi della complicità delle società straniere e di liberare i giornalisti e gli internauti detenuti.

Almeno 30 persone sono attualmente detenute in Cina per dei "delitti di opinione", secondo Paese per numero di navigatori dopo gli Stati Uniti, sostiene l’Istituto.

In un risoluzione votata all’unanimità, l’IPI chiede alla Cina di "togliere tutte le limitazioni che impediscono una stampa libera nel Paese". L’IPI esorta inoltre le società straniere "a non cooperare con la censura e non fornire informazioni sugli user che potrebbero servire a perseguitare i giornalisti".

A gennaio, il motore di ricerca Google era stato criticato per aver accettato di rispettare la legge cinese sulla censura al momento del lancio del suo servizio in Cina, causando l’arresto di molti dissidenti.

Ylenia Rosati

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