Contraffazione in Cina: nemmeno il vino è in salvo

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29 Maggio 2006

HONG KONG: Software, dvd, orologi…la Cina è famosa come il paradiso della contraffazione. Niente sfugge al suo controllo, incluso il vino, specialmente da quando il Paese è stato iniziato ai piaceri di Bacco.

"E’ una fonte di costante preoccupazione nei mercati asiatici e soprattutto in Cina", sostiene Anne Parent, proprietaria della società vinicola Pommard e presidente dell’Associazione "Le Donne e i Vini" di Burgundy.

Dieci anni fa, i contraffattori hanno rallentano la crescita di famose brand di vini in Cina, quali Chateau Mouton Rothschild e Mouton Cadet, i primi nomi del Bordeaux, entrambi perfettamente riprodotti dai cinesi che ne hanno copiato l’etichetta. Da allora la società francese ha costituito la sua propria rete distributiva monitorando i suoi partner commerciali.

Nella lotta ai contraffattori, si è cominciato ad utilizzare, per la maggior parte dei vini, degli stampi speciali per incidere un marchio di autenticità sulla bottiglia. I più prestigiosi hanno ologrammi o chip che ne permettono la rintracciabilità. In questo modo, ogni bottiglia ha un’etichetta che contiene tutte le informazioni verificabili su internet. Comunque, anche nel caso di frode comprovata, portare i contraffattori in tribunale è costoso e complicato, soprattutto considerando il sistema giudiziario cinese.

"Copiare è ancora visto come qualcosa di positivo in questa parte del mondo, ma i produttori cinesi sono più attenti di un tempo", ha dichiarato la scorsa settimana il presidente di Vinexpo di Hong Kong, Domenique Heriard-Dubreuil che ha aggiunto "alla fine, però, è il consumatore il vero baluardo nella lotta ai contraffattori. E’ infatti tutta questione di informazione, ovvero educare il consumatore a capire l’inganno" aggiunge.

Ylenia Rosati

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