Corsi di cinese per bambini? Aumentano le richieste, occasione in più per integrazione e intercultura

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MILANO: Che la Cina sia vicina ormai è risaputo, che l’interesse per lo studio del mandarino sia cresciuto esponenzialmente di oltre l’80% nell’ultimo decennio è altrettanto vero e le iscrizioni alle varie facoltà universitarie specializzate lo dimostrano. Ma a segnalare la tendenza ad un nuovo interesse per percorsi formativi focalizzati sullo studio del cinese lo attesta l’aumento delle richieste da parte dei genitori per percorsi di cinese per bambini. A Milano sono ormai numerosissime le famiglie che scelgono servizi di babysitter madrelingua, lezioni private strutturate, percorsi di gioco / apprendimento presso centri specializzati in grado di accompagnare bambini in età scolare elementare allo studio di ideogrammi e fonemi.

E’ il caso di Elena, giovane mamma, laureata in giurisprudenza. Da 14 anni lavora in una grande azienda lombarda dove si è occupata di marketing e comunicazione. Attualmente responsabile degli Affari Internazionali per lo stesso gruppo ha deciso di iscrivere i suoi due bambini di quasi 6 e 8 anni ad un corso di cinese, presso l’associazione Asian Studies Group, con sportello operativo in centro a Milano.

La struttura, da anni specializzata nell’insegnamento delle lingue orientali per adulti e professionisti e coinvolta in programmi di mediazione culturale e progettuale con l’Asia orientale, ha di buon grado accettato la richiesta e ha deciso di accostare un insegnante madrelingua e un mediatore linguistico con specializzazione in cinese in un programma che coinvolgesse i bambini in giochi, filastrocche e disegni.

Abbiamo deciso di chiedere alla Sig.ra Elena cosa l’ha spinta a coinvolgere i suoi figli in un programma che ora prosegue nella seconda fase d’apprendimento e che vede i bambini a diretto contatto con l’insegnante cinese.

CA: Perchè proprio la lingua cinese come programma di studio / gioco per i suoi figli?

Elena M.: Perché riteniamo che sia la lingua del futuro e che valga la pena di familiarizzare da piccoli, quando la difficoltà dell’apprendimento può essere compensata da memoria fresca e approccio ludico.

CA: Si è trattato di una scelta imposta oppure i suoi figli hanno dimostrato da subito interesse e curiosità per la proposta avanzata da Lei e suo marito?

Elena M.: La scelta è stata tutta nostra, loro non avevano dimostrato interesse o fatto richieste, ma hanno comunque accolto l’idea con piacere e frequentano le lezioni volentieri.

CA: Ha notato qualche cambiamento da parte dei bambini nel rapportarsi a coetanei cinesi o nel confrontarsi con la realtà cinese in Milano? Dai negozi ai ristoranti per esempio?

Elena M.: Non abbiamo molti contatti con la comunità cinese, però certamente lo studio della lingua di un Paese rende più curiosi nei confronti del Paese stesso e quindi non mancheranno occasioni per avvicinarsi meglio a questa realtà, il corso rappresenta perà una buona occasione per riassumere, anche se in chiave giocosa, un incontro fra culture.

CA: I bambini si dimostrano più ricettivi verso le altre lingue straniere, inglese per esempio, a fronte del percorso didattico che hanno iniziato con il cinese?

Elena M.: Onestamente credo che i nostri figli siano talmente bombardati da stimoli diversi che acquisiscono tutto molto velocemente e senza avere troppo tempo per riflettere e appassionarsi a quello che stanno facendo, almeno per ora. Credo sia il limite delle tante sollecitazioni che, da un lato, arricchiscono, ma dall’altro creano un po’ di superficialità nel fare le cose. I nostri figli hanno accettato questa idea perché gliela abbiamo proposta e sono abituati a fare tante cose diverse. Una cosa è certa, la più grande studia anche inglese a scuola ed è abbastanza interessata alle lingue straniere perché la sua baby sitter è straniera, le abbiamo insegnato a contare in diverse lingue, a partire dal dialetto milanese, perché riteniamo che le lingue siano un patrimonio stupendo. Il piccolo, anche un po’ per imitazione, sa contare in tante lingue e chiede spesso il significato di vocaboli stranieri, soprattutto legati ai video giochi. Credo abbiano capito che una sola lingua non basta e il cinese rappresenta un’occasione in più per avvallare questa consapevolezza fin da tenera età.

CA: Consiglia l’esperienza ad altri genitori?

Elena M.: Noi ci crediamo e abbiamo voluto investire pensando che si trattasse di una opportunità in più da dare ai nostri figli. Certo che i risultati dipendono dall’impegno e dalla costanza sia dei piccoli allievi, sia dei genitori che devono trovare il giusto spazio negli impegni dei bambini e nel tempo libero da dedicare al “ripasso”.

Asian Studies Group sta raccogliendo molte adesioni all’interno dei propri tesserati per programmi di questo tipo e di recente sta promuovendo presso le Scuole Elementari e Medie di Milano e provincia una serie di proposte e laboratori di lingua cinese e giapponese, utili ad accostare i più piccini ad un percorso di consapevolezza del laboratorio di studio/gioco incuriosita da una dimensione che sia anche visiva, di applicazione grafica e fonetica oltre che culturale. Percorsi di questo tipo mirano inoltre a spingere i più piccoli e le famiglie in dinamiche di integrazione e di confronto interculturale già dalle scuole elementari e medie, proponendo un momento di incontro e di riflessione sui caratteri che distinguono differenti sistemi linguistici e differenti culture ormai destinate a convivere e relazionarsi.

 

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