Crescita dell’8 per cento per gli investimenti in Cina

14 Marzo 2006

PECHINO:L’investimento diretto straniero (FDI) in Cina nel primo bimestre di quest’anno è cresciuto di circa l’8 per cento rispetto all’anno scorso, ha affermato ieri il Ministero del commercio. Le stime mostrano che la Cina continua ad attrarre investitori stranieri. Il FDI in Cina, nel periodo che va da gennaio a febbraio, ha totalizzato 8.6 miliardi di dollari, quasi il 7.8 per cento annuo. Hong Kong, le Isole Vergini Britanniche e la Corea del sud rappresentano finora le maggiori fonti di investimento estero per la Cina. "Nonostante il crollo degli investimenti diretti all’estero nel 2005, la Cina resta comunque la destinazione ideale per gli investimenti stranieri", sostiene Gao Hong, ricercatore presso l’Accademia delle Scienze Sociali. La Cina ha attirato 60.3 miliardi di dollari in FDI lo scorso anno, leggermente meno rispetto al record di 60.6 miliardi di dollari del 2004. Il Ministero stima che gli investimenti esteri diretti in Cina si manterranno agli stessi livelli dello scorso anno, tuttavia alcuni esperti ritengono che il totale degli investimenti esteri in Cina possa subire una riduzione nell’11esimo Piano quinquennale del Paese (2006-10). L’Assemblea Nazionale Popolare, il Parlamento cinese, discuterà presto una revisione della legge sulle imposte, che vedrà quest’anno l’introduzione di una tassa unificata. Attualmente, le aziende straniere in Cina godono di un tasso di crescita del 15 per cento, mentre quelle locali del 33 per cento. "La Cina potrebbe assistere negli anni a venire ad una riduzione negli investimenti esteri, tuttavia giocherà un ruolo sempre più importante come investitore straniero", ha riferito Jiang Xiaojuan, vice direttore presso l’Ufficio ricerche del Consiglio di Stato. Lo scorso anno, gli investimenti esteri della Cina hanno raggiunto il picco di 6 miliardi di dollari, dai 620 milioni di dollari del 2000. Il surplus commerciale cinese è sceso a 2.45 miliardi di dollari, dai 9.49 miliardi di gennaio. La ragione viene attribuita all’aumento delle importazioni, che sono salite al 30 per cento a febbraio, contro il 22 per cento delle esportazioni. Lo scorso anno, il surplus commerciale della Cina ammontava a 102 miliardi di dollari, e ciò aveva preoccupato non poco i suoi partner commerciali, tra cui soprattutto gli Stati Uniti, che hanno visto ampliarsi il deficit commerciale con la Cina fino a 100 miliardi di dollari. Ciò ha infatti spinto alcuni politici americani a chiedere l’applicazione di tariffe punitive su tutte le esportazioni dalla Cina.

Ylenia Rosati

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