Crisi politica assesta un duro colpo al turismo thailandese

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15 Maggio 2006

BANGKOK: La crisi politica della Thailandia e una ribellione che da due anni stravolge il sud del Paese stanno causando il progressivo allontanamento delle industrie turistiche asiatiche, che hanno cominciato a rivolgere le loro mire verso altri mercati.

Secondo le previsioni dell’Ente Nazionale per il Turismo Thailandese (TAT) saranno 13.8 milioni i turisti stranieri che visiteranno il Paese quest’anno, di cui gli asiatici costituiranno il 60% del totale. Tuttavia, il Kasikorn Research Centre ha riferito tutt’altra cifra, ovvero 12.5 milioni di turisti, con un guadagno di 460 miliardi di baht (94.1 miliardi di dollari), al di sotto delle previsioni del TAT.

Il turismo è il principale motore dello sviluppo del Paese, ammontando al 6% dell’economia nazionale, ma le continue dimostrazioni e rivolte nel sud del Regno hanno avuto impatti fortemente negativi sull’industria turistica tailandese quest’anno.

La ribellione che da due anni sta consumando il sud del Paese, al confine con la Malesia, ha già causato la morte di 1.200 persone. Nel frattempo, la Thailandia è sprofondata nella crisi politica, alimentata dalle proteste contro il primo ministro Thaksin Shinawatra, accusato di continui abusi di potere e corruzione e per questo costretto alle dimissioni.

Come se ciò non bastasse gli esperti prevedono anche un crollo nel turismo locale, a causa dell’amento dei prezzi del petrolio che hanno spinto l’inflazione thailandese al 6% lo scorso mese.

Ylenia Rosati

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