Dalla passione al business: l’antiquariato giapponese a Milano

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19 Luglio 2007

MILANO: Una galleria nel cuore del centro storico di Milano. A pochi passi da Piazza San Babila è possibile immergersi in uno spazio curato che ospita pezzi d’antiquariato giapponese di grande livello e dall’elaborata selezione. Abbiamo voluto incontrare il giovane proprietario della galleria d’Arte Giapponese, Giuseppe Piva e sentire direttamente dalla sua voce testimonianza sull’andamento di un’attività complessa come quella dell’antiquario e dell’esperto d’arte. Ancor più accattivante e pregnante come attività nel momento in cui, come nel caso di Piva, questa venga a confrontarsi con un panorama così distinto per dinamiche e comunicazione negli affari, come quello giapponese.

Paolo Cacciato: Come ben saprai il nostro magazine cerca di accostare ad approfondimenti sull’economia e i mercati in Asia, anche il parere concreto di chi con l’Asia orientale ci lavora tutti i giorni e fa della propria relazione motivo di business. Arrivando alla tua esperienza, una prestigiosa galleria d’arte giapponese nel cuore di Milano e un giovane ma altrettanto preparato gallerista ed esperto d’antiquariato orientale si rivelano armi valide per fare affari a Milano?

Giuseppe Piva: Milano è una città ricca d’opportunità: un impegno profondo e un approccio serio a questo tipo di business alla fine risultano premianti.

P.C.: Da quanto esiste la tua galleria e quali difficoltà hai incontrato all’inizio della tua attività? Coma nasce la tua passione per l’arte giapponese?

G.P.: E’ una passione davvero vecchissima: risale a quando ero bambino. Ho affrontato questa avventura con spirito estremamente positivo e fiducioso, per cui non ho mai affrontato "difficoltà". Casomai "situazioni da risolvere".

P.C.: Quali sono le caratteristiche dei tuoi clienti? I profitti in Italia si rivelano di una certa portata, o come spesso ci hanno riportato molti imprenditori intervistati, il respiro più ampio ai guadagni lo si deve ricercare su altri mercati europei?

G.P.: L’Italia ha una lunga storia di collezionismo d’arte giapponese. Ho aperto questa attività per riaccendere il desiderio collezionistico nei giovani verso le cose che tratto. Tuttavia essendoci pochi operatori anche a livello europeo è giocoforza che il mercato da considerare sia assolutamente globale.

P.C.: Trovi che il tuo intuito artistico sappia rispondere alle esigenze dei tuoi acquirenti? Come ti scontri con la concorrenza che sembra in notevole aumento in un momento in cui la passione per l’Oriente e l’attratività per il fascino estetico dell’arte orientale sembra essere tornati in grande voga?

G.P.: Il livello qualitativo dell’antiquariato che tratto nella mia galleria è abbastanza raro da trovare in giro. La presenza degli importatori non mi da’ assolutamente fastidio perchè ci rivolgiamo a clientele completamente differenti.

P.C.: So che ti rechi puntualmente in Giappone, noti nel tuo dialogo d’affari con i tuoi fornitori un dinamismo o una propositività che manca spesso all’imprenditore italiano? Ci tacciano difatti spesso di lentezza propositiva, di criticità sostenuta nei confronti del mercato orientale. Non trovi che questo possa valere nel confronto con il partner cinese, coinvolto in dinamiche di sviluppo dalla rapidità sconvolgente e forse più avido d’affari, rispetto alla realtà giapponese?

G.P.: Ho trovato nei giapponesi ottimi interlocutori, anche se complicati da gestire.

Il mercato cinese è in piena esplosione, niente di paragonabile a quello giapponese.

P.C: Come ti sei inserito sul mercato in Giappone? Hai usufruito, come molti imprenditori, degli appoggi offerti da vetrine ufficiali come gli Istituti di Promozione per il Commercio estero etc, o hai sempre evitato i canali ufficiali e la loro metodologia?

G.P.: Lavoro con qualche occidentale che abita in Giappone e di cui mi fido pienamente. Poichè però lavoro sul singolo acquisto. di merce generalmente molto costosa, non ho motivo di utilizzare enti o uffici pubblici.

P.C.: Tornando alla tua galleria, quali sono i gioielli della tua collezione?

G.P.: Fortunatamente ce ne sono diversi e cambiano spesso. Al momento in cui scrivo ho una armatura da daimyo molto importante.

P.C.: Hai rapporti con le istituzioni, come il Consolato Giapponese o altri uffici di promozione culturale giapponese in Italia?

G.P.: No, Non ne ho mai sentito la necessità.

P.C.: Quali sono i tuoi prossimi progetti di lavoro? Hai in mente d’estendere la tua attivtà anche all’antiquariato cinese?

G.P.: Il mercato cinese è completamente differente da quello giapponese e preferisco rimanere concentrato su quest’ultimo. Ho in programma qualche iniziativa – sia commerciale che culturale – di cui vi farò sapere per tempo

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Paolo Cacciato