Democrazia in Cina? E’ una lunga marcia

31 Maggio 2006

HONG KONG: Per molti osservatori, il periodo della Rivoluzione Culturale in Cina ha rappresentato "un decennio perso", un buco nero nella storia del Paese.

Milioni di persone sono state uccise o spinte al suicidio all’indomani della presa del potere del Partito comunista cinese. Tuttavia, per il professor Ding Xueliang, uno dei membri chiave di un ramo radicale delle Guardi Rosse nella provincia dello Anhui, Cina centro-orientale, quel decennio non è stato completamente una causa persa.

"Molte lezioni si possono imparare da quell’epoca"- dichiara Ding, professore di Scienze sociali presso l’Università di Scienza e tecnologia di Hong Kong.

In un’intervista, Ding ha dichiarato che a suo parere comunque, "gli attuali leader politici hanno frainteso le lezioni della Rivoluzione Culturale".

Una delle ragioni che causò’ i tumulti di quell’epoca fu il fatto che prima degli anni 60, "non esisteva nessun canale legale ufficiale per i cittadini cinesi che volevano partecipare alle decisioni del Governo" – sottolinea Ding — "Perciò, quando Mao ha mobilitato la popolazione contro i suoi oppositori politici, i cittadini sono come impazziti. Ogni cittadino ha colto l’occasione per fare quello che voleva, affrontando problemi burocratici o scagliandosi contro la corruzione, generando il caos nel Paese" ricorda Ding.

"La lezione per l’attuale leadership politica dovrebbe essere non tanto impedire una stretta partecipazione popolare alle questioni politiche", prosegue il professore, "quanto piuttosto aprire dei canali regolari e costituzionali per la partecipazione popolare". "Credo che alcuni membri della leadership cinese abbiano capito la lezione, ma non ai livelli alti".

C’è stato un momento in cui il Governo cinese, perfino negli anni ’90, ha mostrato una certa apertura, permettendo alle organizzazioni civili un minimo ruolo nella vita pubblica. Ma la cosiddetta "rivoluzione colorata" che ha sconvolto i Paesi post-comunisti nell’Europa centrale e orientale ha bloccato il Governo centrale cinese.

Il Governo, continua il professore, è divenuto molto più conservatore nel suo atteggiamento verso le organizzazioni di natura civile, non vuole vederle "troppo attive" né vuole che stabiliscano dei canali regolari con le loro controparti fuori del Paese, evidenzia Ding.

Secondo il professore, nei prossimi anni, questo conservatorismo continuerà a regnare in Cina.

"Se negli anni a venire non si verificheranno grandi "sconvolgimenti" in Cina e se l’economia continuerà a progredire come ora, forse il Governo centrale potrà concedere un pò più di spazio all’espressione popolare."

Ylenia Rosati