Dimissioni di Zoellick, non una minaccia per la politica sino-americana

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21 Giugno 2006

PECHINO: Le dimissioni del Segretario di Stato americano Robert Zoellick, l’architetto della politica sino-americana, non influenzeranno i rapporti bilaterali tra i due Paesi, riferiscono gli analisti.

Tuttavia l’incertezza sul suo successore getta sicuramente delle ombre sulla realizzazione della "politica dell’azionista", da lui enunciata tempo fa.

"Ci auguriamo che Zoellick continuerà a svolgere un ruolo importante nello sviluppo delle relazioni bilaterali e nella promozione della cooperazione tra Cina e America, anche nella sua nuova posizione", ha dichiarato ieri Jiang Yu, il portavoce del ministero degli Esteri.

Zoellick ha riferito ieri che avrebbe lasciato l’amministrazione per tornare a lavorare per il Gigante degli investimenti, Goldman Sachs.

Ma Zhengang, presidente dell’Istituto cinese sugli studi internazionali, è convinto che le dimissioni di Zoellick non porteranno ad un cambiamento significativo nella politica sino-americana.

"Il consiglio di Zoellick per un cambiamento nella politica sino-americana, che prevede la trasformazione della Cina in un "azionista" all’interno del sistema internazionale, è stato approvato ed accettato da Bush e dalla Rice, diventando parte della politica di Washington a tutti gli effetti.

"Non dobbiamo esagerare il potere dell’individuo, anche perché simili rimpasti governativi in passato, che hanno visto coinvolti il segretario di Stato Colin Powell e il suo deputato Richard Armitage, (2004), entrambi personaggi chiave nella gestione delle relazioni della Casa Bianca con Cina e Taiwan, hanno avuto scarso impatto sui rapporti bilaterali" sostiene Ni Feng, un esperto presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS) a Pechino, ottimista circa i futuri rapporti bilaterali tra i due Colossi.

E’ pur vero che Zoellick lascerà un segno sui libri di scuola, come il diplomatico americano che ha allontanato l’America dall’applicazione di una politica di contenimento verso la Cina, e verrà ricordato come una sorta di "Kissinger del 21esimo secolo", dichiara un esperto.

Zoellick aveva fatto la sua dichiarazione circa la "politica dell’azionista" nel corso di un discorso tenuto a settembre a New York, quando aveva posto il quesito di come la Cina avrebbe usato la sua influenza in rapporto alla sua crescita economica.

"Per rispondere alla domanda, è ora di andare oltre la politica dell’apertura alla partecipazione della Cina nel sistema internazionale: dobbiamo spingere la Cina a diventare un azionista responsabile in quel sistema", ha dichiarato Zoellick.

Ylenia Rosati

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